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In pensione Luca Bacci, colonna del nucleo cinofili dei vigili del fuoco: salvò un bimbo a Rigopiano
Livorno, è intervenuto come caposquadra anche alla strage di Viareggio: «Ho lavorato con ogni soccorritore anche all’estero, in Albania Ringrazio tutti i miei colleghi»
LIVORNO. Dopo la valanga di Rigopiano, nel gennaio di quattro anni fa, ha salvato un bambino: «Ci inviarono in Abruzzo per la maxi-emergenza. Lui aveva 11 anni, l’ho portato io verso l’elicottero. Ogni Natale ci fa gli auguri».
Dopo quarant’anni nei vigili del fuoco, Luca Bacci va in pensione. Livornese, colonna del nucleo cinofili della Toscana di stanza nella caserma di via Campania, venerdì scorso per lui al comando labronico si è celebrata una grande festa di addio. «Sono contento, ma allo stesso tempo dispiaciuto – racconta – perché lascio una famiglia. Sono entrato come pompiere discontinuo nel 1980, ho fatto il terremoto dell’Irpinia, poi nell’87 a Pavia sono diventato effettivo».
Intervenuto per aiutare la popolazione italiana nei più grandi disastri nazionali – come alluvioni, slavine e terremoti – Bacci, 60 anni da pochi giorni, all’inizio del nuovo millennio ha deciso di specializzarsi nel nucleo cinofili. «Devo ringraziare il mio maestro Carlo Bientinesi, un “babbo” per tutti noi che all’epoca facemmo il corso – racconta – e da allora ho avuto tre cani: la mia prima era Asia, una boxerina, poi Cuba (border collie) che ha lavorato come me fino a qualche giorno fa. Infine Terry, l’unico maschio, un meticcio».
Riferimento italiano per le catastrofi, nel tempo ha operato nel terremoto dell’Emilia Romagna, ad Amatrice, a L’Aquila ed è stato caposquadra fra i primi a intervenire dopo la strage di Viareggio. «Interventi che non dimenticherò mai». L’ultima ricerca, purtroppo, si è conclusa tragicamente in provincia di Lucca dopo il ritrovamento di un imprenditore morto. Centinaia, in tutta Italia, le persone scomparse che con il nucleo cinofili e i reparti d’emergenza dei vigili del fuoco Bacci ha tentato di ritrovare in vita. «Nella mia vita professionale – conclude – mi sono confrontato con ogni possibile soccorritore. In Albania, in Francia e anche in altri Paesi. Ho lavorato con tutti e questa è stata la mia più grande ricchezza dal punto di vista lavorativo, ringrazio tutti i colleghi». —
Stefano Taglione
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