Il Tirreno

Livorno

Il professore livornese attacca la Meloni, lei ribatte: «Odiatori». E il web si infiamma

Juna Goti
Il professore livornese attacca la Meloni, lei ribatte: «Odiatori». E il web si infiamma

Il docente scrive della leader di Fratelli d'italia: «Una di quelle turiste vomitate dai pullman al mercatino». C'è chi chiede subito provvedimenti. Lui: macché scuse, non l’ho offesa

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livorno. Non si può dire che Gabriele Di Luca non sia uno che ama scrivere sul filo dell’ironia e anche provocare con le parole. «Provoco indubbiamente. Ma qui ho trovato qualcosa che non cercavo». Prof livornese di 53 anni, trapiantato da venti a Bolzano dove insegna italiano in una scuola professionale tedesca, negli ultimi giorni è finito al centro di una maxi polemica per un post che ha pubblicato sulla sua pagina Facebook contro Fratelli d’Italia e Giorgia Meloni. Le accuse sono piovute soprattutto per la frase: «Sembrava una di quelle turiste con la pelliccia e i dopo sci vomitate dai pullman che arrivano qui durante il mercatino». Per poi aggiungere che «chiunque militi in Fratelli d’Italia rappresenta il peggio di questo paese già martoriato».

Apriti cielo. La reazione della leader della destra non si è fatta attendere: «Insulti e stereotipi dozzinali». «Ma è possibile – ha replicato Meloni – che nella scuola e nell’università italiana ci siano tutti questi odiatori che invece di occuparsi dell’educazione dei nostri figli, passano il tempo a insultare me e chiunque faccia parte di Fratelli d’Italia?». Dai social si è passati in fretta alla realtà quando un consigliere regionale FdI del Trentino Alto Adige, Alessandro Urzì, che per da tempo si punzecchia con il prof livornese, ha scritto una lettera all’assessore alla scuola chiedendo di prendere provvedimenti. E intanto il web ha continuato a scatenarsi.

Da Bolzano Di Luca, contattato dal Tirreno, reagisce così: «Io famoso? Fama fa molto rima con infamia. Per fortuna queste cose durano un paio di giorni, poi vengono inghiottite dal flusso della cronaca». Ma come è nato questo post che ha scatenato le polemiche? «La foto della Meloni che ho pubblicato è in realtà di sei anni fa. Era qui per incontrare i suoi militanti in campagna elettorale, io c’ero perché scrivevo per un giornale. La osservavo, usava il cellulare in continuazione, sembrava molto annoiata. Pochi giorni fa, quando la foto mi è ricapitata tra le mani, ho preso lo spunto per scrivere il post. L’ho descritta come una che sembrava avulsa dal contesto, una di queste turiste vomitate dai pullman che una volta scese si guardano intorno un po’ spaesate».

Lo ripete: vomitata. E a chi lo critica sui social risponde pure con una pagina del vocabolario Treccani che cita la stessa espressione. Quindi diciamolo subito: per le parole usate non ha intenzione di chiedere scusa. «Dal punto di vista della scelta lessicale – controbatte – l’espressione che ho usato è un normale traslato del verbo vomitare, che viene ripresa anche dal vocabolario Treccani e non è di per sé offensiva. Posso però capire che può essere strumentalizzata in chiave offensiva. Io non volevo sicuramente offendere Meloni, volevo fare satira su di lei, sì. Ma non offenderla. La produzione del gesto di offesa sta tutta in questa interpretazione che punta il dito sul verbo vomitare, associando l’idea del liquame alla persona. Ma, ripeto, non era questa la mia intenzione».

Per lui «loro (Fdi, ndr) hanno giocato su questo per scatenare un polverone e ci sono riusciti, visto che Meloni ha ripreso il post fingendo – sostiene il prof – di essere offesa. Succede ora che da due giorni io ho la bacheca inquinata da persone che mi augurano di morire. A quanto pare questo va bene, mentre se sono io a dire che sembra una turista vomitata da un pullman sono una persona indegna, che non merita neanche di lavorare. No, non chiedo scusa – ripete a domanda – e invito a leggere meglio il vocabolario della lingua italiana».

Tra risposte serie e sottile ironia, tra giochi di parole e parole taglienti, tra accenti toscani e sensibilità nordiche, resta il fatto che “vomitata” non è esattamente un complimento. Ma il prof non ci sta a sentire parlare di nuovo caso Gozzini, il docente di Siena che attaccò con insulti inqualificabili la leader. «No, c’è una grande distanza. Lui ha usato offese volgari e sessiste, io ho detto che Meloni sembrava una turista spaesata. L’ho fatto, se volete, con un’immagine un po’ eccessiva, ma neanche greve». «Con un’interrogazione – chiude – il consigliere di Fdi ha invece messo in moto una macchina per farmi licenziare, ma l’assessore dopo avere parlato con la scuola gli ha risposto che non ho mai dato motivo di preoccupazione nell’attività professionale e nel rapporto con gli studenti. Non temo ripercussioni».

Così dopo avere chiesto con fare ironico la solidarietà social di Luca Salvetti («dicono peste e corna su noi livornesi, sindaco...») la chiude con un passo tratto dal “diario di un insegnante esemplare”: «Stanotte ho sognato che si poteva di nuovo viaggiare, anche in gruppo. E ho visto questi pullman arrivare, con le porte che si aprivano delicatamente, e in modo molto elegante ne uscivano persone educatissime, tutte pronte a visitare i mercatini di Pasqua». Prendetela come un pentimento. O forse no. —

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di Redazione web