Gioco
«Basta discorsi, ora i fatti», la rabbia dei ristoratori livornesi va in scena in piazza del Luogo Pio
Dalle magliette bianche di Fiordi appese ai locali della Venezia alla Tni di Sanna «I Comuni ci ascoltino, aiutateci sulle tasse». Salvetti incontra una delegazione
LIVORNO. I ristoratori si danno appuntamento in piazza del Luogo Pio, intorno alle 9,30. L’occasione è l’incontro che il sindaco Luca Salvetti ha organizzato sul tema delle infrastrutture e la viabilità coi colleghi Nardella (Firenze), Conti (Pisa) e Tambellini (Lucca). Un’opportunità per far sentire, più forte, la voce della protesta di una categoria che non ce la fa più ad andare avanti. A dare manforte alle magliette bianche, l’iniziativa partita da un quartiere storico della città, la Venezia, per voce (e braccia) di Luca Fiordi, ci sono i ristoratori della Tna (Tutela nazionale imprese) che hanno sdoganato la loro rabbia al di fuori dei confini toscani e che sono qui rappresentati da Fabio Sanna della Cantina Senese. Tra i fossi medicei, nei locali con le serrande abbassate, sventola da giorni un vessillo – la t-shirt bianca appunto – simbolo di un settore “abbandonato a se stesso”, che “non chiede elemosina, ma vuole ripartire in sicurezza”. Fiordi, che ieri con altri colleghi ha partecipato alla trasmissione Mi Manda Rai 3, racconta come la protesta ha raccolto tante adesioni non solo tra i ristoratori ed il mondo dei pubblici esercizi. «A noi si sono uniti anche i tassisti, altre categorie. Ed abbiamo la solidarietà di tanti residenti», dice.
Cosa chiedono i commercianti? «Intanto tagliare i costi fissi che trasformano le nostre attività in passività”. A cominciare dalle bollette, che non si sono fermate. Così come i solleciti che fioccano “appena un mese dopo la data di pagamento”, si lamentano i ristoratori in piazza. E le speranze di avere aiuti dal decreto ristori sono minime: «A fatica – dice Fiordi – bastano a coprire il 5% delle imprese».
Arriva il sindaco. Si ferma a parlare con alcuni di loro. Assicura l’impegna del Comune per sostenere una categoria in grave difficoltà. Ma non basta. I ristoratori chiedono un incontro con i quattro sindaci. Chiedono sussidi veri ed una moratoria delle tasse. Sanna, in particolare, coordinatore provinciale di Tni, ricorda che oltre ad appoggiare l’iniziativa del collega Fiordi, l’associazione che rappresenta ha inviato in queste ore una pec a tutti i sindaci dei comuni toscani.
Per chiedere cosa? «Noi siamo un’associazione del settore Oreca. Per le competenze comunali chiediamo che visto che ci hanno fatto chiudere per salvaguardare la salute pubblica devono venirci incontro sulle spese fisse, cosa che non sta avvenendo. In questo documento ci sono le richieste su suolo pubblico, tasse comunali, rilascio delle licenze. Vogliamo discutere di queste cose con i comuni». L’obiettivo è arrivare ad una serie di misure omogenee in tutta la Toscana a tutela della categoria. Intanto in piazza arrivano altri colleghi. La protesta è ordinata, silenziosa, interrotta ogni tanto dal suono di qualche fischietto. C’è grande senso di responsabilità e volontà di collaborazione, ma la rabbia si taglia a fette, come la delusione. I cartelli raccontano storie quotidiane di difficoltà: “Sono chiuso da un anno. No aiuti idonei, no reddito di cittadinanza, no Inps, no disoccupazione, no mutua”. Gli amministratori, i sindaci, promettono di interessarsi, di fare il possibile.
E a chi fa notare ai ristoratori che con l’asporto un po’ di sollievo può arrivare, subito è pronta la risposta di chi dice: «Devo stare aperto 10 ore al giorno, pagando luce, acqua e altro per 80 euro d’incasso». Insomma, le magliette bianche sono diventare nere, di rabbia. —
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