Gioco
Rapporto non sano tra politica e giustizia: seri dubbi su cosa farò
Talini risponde alle accuse di M5S e Potere al Popolo: la presunzione di innocenza deve valere per tutti, ad oggi nessun contradditorio
LA Replica
Direttamente chiamato in causa, peraltro in modo che ritengo del tutto sproporzionato, sento l’esigenza di offrire al lettore qualche osservazione per arricchire il dibattito. E’, a mio parere, allarmante ciò che si è scritto sul rapporto che correrebbe tra i ruoli di difensore nel processo penale e di consigliere comunale. “Talini”, così il comunicato congiunto (di M5S e Potere al Popolo), sarebbe in una “posizione scomoda” in quanto potrebbe “in via confidenziale venire a sapere dal suo assistito di eventuali comportamenti non corretti da parte di altri soggetti, dipendenti comunali o altro, ma allo stesso tempo per etica professionale, non potrebbe denunciare tali fatti come sarebbe giusto invece per un pubblico ufficiale che fa parte del consiglio comunale.” Secondo l’articolo 331 del codice di procedura penale, l’obbligo di denuncia del pubblico ufficiale sussiste in relazione ai reati procedibili d’ufficio di cui venga a conoscenza nell’esercizio ovvero a causa del suo ufficio. Se Dio vuole, quando sono a colloquio con un mio assistito, in quello spazio assolutamente riservato che non può esser violato neppure dall’autorità inquirente, non sono affatto nell’esercizio delle funzioni di consigliere comunale. Peraltro, in qualsiasi colloquio con qualsiasi assistito potrei venire a conoscenza di fatti reato, tal che, se la mia funzione di consigliere mi obbligasse a riferirne all’AG, dovrei farlo non soltanto in questo caso, ma sempre. C’è un profilo ulteriore che non posso proprio accettare: quel proclamarsi “rispettose” della presunzione di non colpevolezza, per poi giustapporvi, immediatamente dopo, un “però” avversativo, che vanifica l’enunciato di partenza.
I principi costituzionali, come quello che sancisce la presunzione di non colpevolezza di cui all’art. 27 della Costituzione, non ammettono né “però”, né “ma”, né riserve di alcun genere. I principi costituzionali, anziché proclamarli per disattenderli subito dopo, li dobbiamo osservare e basta. Tutti. La presunzione di cui all’art. 27 Cost. ci impone di riconoscere che, a tutt’oggi, nonostante le misure cautelari, le conferenze stampa, ed il clamore mediatico della vicenda, non vi è stato alcun accertamento in contraddittorio sui fatti, sulla loro qualificazione giuridica, sull’attribuzione degli stessi a qualcuno in particolare. Concludo con una riflessione personalissima. Ho l’impressione che la politica non abbia mai avuto un rapporto veramente sano con la giustizia. Si strumentalizzano le inchieste ed i provvedimenti giudiziari per attaccare l’avversario di turno, senza comprendere che ciò paralizza il governo delle città, delle regioni e del paese intero. In questo contesto mi sto convincendo che una professione come la mia, per le sue connotazioni di garanzia rispetto al potere legittimo di chi esercita l’accusa, sia difficilmente conciliabile con l’attività politica. Soprattutto per questa ragione ho seri dubbi sulle scelte da fare nei prossimi giorni. Perché io, prima di tutto, sono un avvocato.
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