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Livorno

La Brigata di Livorno, nido delle idee del teatro in crisi: «Stiamo annaspando»

Cristiana Grasso
La Brigata di Livorno, nido delle idee del teatro in crisi: «Stiamo annaspando»

Così Ilaria Di Luca e Andrea Gambuzza tentano ogni giorno di resistere. La scorsa estate sono riusciti persino a mettere su un festival, in Con-fusione, per grandi e piccini

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Un piccolo grande teatro è il Teatro della Brigata, nato in un ex deposito di bibite e acqua minerale, in via Brigata Garibaldi, zona Fabbricotti. Un angolo di creatività dove le idee nascono in continuazione e si confrontano, dove, almeno prima che la pandemia fermasse tutto di nuovo, si è cercato di non mollare la scena. Tanto che la scorsa estate Ilaria Di Luca e Andrea Gambuzza sono riusciti persino a mettere su un festival, in Con-fusione Festival, per grandi e piccini.

Come vi ha colto la pandemia? Stavate lavorando a qualcosa? Avevate spettacoli pronti?

«La pandemia ci ha colto completamente impreparati, va detto. Le informazioni non erano univoche, così anche gli umori nel nostro spazio si dividevano tra chi aveva capito che stavamo per essere travolti e chi credeva che tutto si sarebbe risolto in poco tempo.Eravamo, come sempre, impegnati su mille fronti: l’ospitalità degli artisti per la nostra rassegna “I Piccoli Maestri”, la preparazione dei saggi di metà anno dei corsi, l’organizzazione del nostro primo Festival di teatro per le nuove generazioni… Insomma un arresto drammatico».

E cosa ne è stato?

«Dopo un primo momento di disorientamento, ci siamo detti che non potevamo arrenderci. Dovevamo reagire in qualche modo. Continuare a difendere il nostro percorso, la nostra comunità, che forse adesso più di prima aveva bisogno di noi. Si pensa troppo genericamente al Teatro ed ai corsi di recitazione come ad uno spazio di evasione. Molto spesso è un luogo dove le persone mettono in discussione parti di sé, riscoprono spazi di libertà perse nelle loro vite, quindi per questo, come sottrarci dal ricercare una via alternativa?».

Cosa avete fatto in questi mesi, un anno di fatto?

«Abbiamo continuato a progettare. Abbiamo trasposto quasi la totalità dei corsi dello scorso anno in modalità online e con alcuni di questi siamo poi riusciti ad andare in scena nell’estate, recuperando in parte l’entusiasmo e la sfida di inizio anno. Con il corso adolescenti invece abbiamo deciso di finalizzare le prove in un lungometraggio, ed è stata un’esperienza importante per tutti noi, che ci ha permesso di fermare sì lo spaesamento di quel periodo, ma anche il coraggio che insieme abbiamo attivato per reagire a quel senso di impotenza, che sembrava dover prendere il sopravvento. Poi, con un colpo di reni senza pari, abbiamo tenuto fermo il timone verso l’obiettivo e abbiamo fatto nascere il nostro primo festival per le nuove generazioni “Con–fusione Festival” popolando vari punti della città (Museo di Scienze Naturali, Centro Nesi/Corea e Villa Fabbricotti) collegandoci ad altre importanti manifestazioni del territorio come Mascagni Festival, Scenari di Quartiere e settimana della mobilità».

Come vi siete tenuti in contatto con il vostro pubblico?

«Da quei passi abbiamo preso coraggio e abbiamo costruito vie alternative. Oggi abbiamo una proposta online che ci permette di offrire dei contenuti di alto livello, con docenze di artisti che, fermi gioco forza anche loro, si sono resi disponibili per lezioni... “alternative”, diciamo. Grazie al coinvolgimento della Fondazione Teatro Goldoni, abbiamo presentato il nostro ultimo spettacolo per ragazzi “Sii gentile e abbi coraggio”, che traspone in un linguaggio figurativo Il diario di Anne Frank, restituendogli una luce che possa andare molto al di là della cornice del 27 gennaio e della Giornata della Memoria, che spesso contiene operazioni simili. Grazie alla collaborazione di artisti come Alberto Pagliaro per i disegni e Ellie Young per le musiche, il lavoro è diventato un ottimo strumento, di coinvolgimento del pubblico di grandi e piccini, delicato, poetico e divulgativo allo stesso tempo. Adesso stiamo lavorando alla trasposizione dell’Inferno di Dante in una forma originale: un video-spettacolo interattivo per la realizzazione del quale abbiamo avviato un’altra collaborazione che ci sta molto a cuore, un percorso di Alternanza Scuola-Lavoro (che con tutte le difficoltà del caso stiamo portando avanti online) con gli allievi del Liceo Artistico dell’istituto Vespucci-Colombo (classi 3Blag e 3Clag) seguiti dalle prof-tutor Michela Castaldo e a Chiara Parodi».

Qual è la difficoltà più grande che state incontrando?

«Non ci giriamo intorno: la sussistenza! Le offerte formative online hanno ridotto di molto le entrate della nostra struttura e la progettualità è sempre piena di imprevisti che ne minano la certezza degli introiti possibili - che comunque al momento sono pochi e insufficienti a sostenere a pieno la struttura che portavamo avanti, non senza già notevole impegno.C’è da dire che siamo stati dei gestori previdenti. Le azioni del passato ci hanno consentito di restare a galla, ma rilancio e assenza di guadagni sono un binomio impossibile da gestire. Se non arriveranno dei sostegni e delle strategie di superamento di questa difficoltà, a lungo termine, che non si esauriscano superato l’orizzonte di pochi mesi, molti spazi saranno costretti a chiudere, molte realtà a scomparire —

© RIPRODUZIONE RISERVATA».



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