Gioco
Teatri vuoti, adesso a Livorno lo spettacolo lo fa la rabbia: «La cultura è vita e salute»
Sabato 27 marzo avrebbero dovuto aprire secondo un annuncio affrettato del governo. Ma tutto resta chiuso e i lavoratori dello spettacolo e del turismo si sono mobilitati con manifestazione in piazza Garibaldi e lungo i fossi
LIVORNO. Sabato 27 marzo, giornata mondiale del teatro, sembrava dover essere la tanto attesa data per l’annunciata riapertura. Invece non è cambiato niente e i lavoratori dello spettacolo, ad un mese di distanza dalla prima mobilitazione, sono tornati a manifestare (a Livorno, come nel resto d’ Italia), con il comitato "Sipari Aperti Sempre" in prima linea, per un sit in che ha coinvolto anche alcune guide di NoiTurismo. Ma ancor prima della manifestazione, ci hanno pensato alcuni artisti, a rendere pubbliche amare sensazioni, condividendo foto e frasi assai significative sui loro profili social.
«Un vecchio scatto - dice Lamberto Giannini, regista della compagnia Mayor Von Frinzius - che ho recuperato e mi pareva fosse parecchio attinente: un regista solo nel teatro vuoto, che non intende i motivi di questa mancanza. Con il commento "Il vero diritto alla salute è stare in questo luogo" in questo caso il Goldoni. Ovviamente il problema Covid nessuno lo nega, tuttavia non si capisce come tante attività siano rimaste aperte, mentre il teatro no. Non siamo virologi, certo, ma in sala puoi prenotare, puoi distanziare, garantire la sicurezza: sembra quasi un accanimento. Anche una presa di giro del ministro che sapeva bene che il 27 marzo non sarebbe riaperto nulla». «Purtroppo - prosegue -sta passando un messaggio chiaro: l’arte è importante per tutti, ma alla fine non è considerata necessaria. Sono altre le cose sulle quali investire». La situazione negli altri paesi è dura «ma qualche passo avanti lo fanno. L’unico spiraglio è il vaccino, oppure un’intelligenza che al posto dei ristori ci paghi gli spettatori che perdiamo ogni rappresentazione, permettendoci di lavorare».
Gli fa eco Marco Conte del Vertigo, che sul post si domanda come mai "chiese, supermercati, studi televisivi, grandi fratelli e isole di più o meno famose" non siano stati bloccati. «In questa giornata così significativa - dice - ho deciso di aprire tutte le saracinesche, per dire al mondo che noi siamo sempre qui, esistiamo, aspettiamo di riaprire. Le strutture sono costosissime, e se stiamo chiusi è un bel problema. La foto che ho riproposto è ancora attuale: dopo tanti mesi siamo sempre al solito punto. Non avevo creduto alla riapertura, ma ci avevo sperato. Non si può tenere una nazione più di un anno in questo modo. Noi facciamo parte di quei settori ritenuti non fondamentali per l’economia e la vita di tutti i giorni». E arriva l’esempio concreto. «Un po’ come quando le famiglie non hanno soldi e fanno tagli: la prima cosa a saltare sono i dolci, gelati, e pasticcini. In un Italia, che vuole la solo bistecca per andare avanti, noi contiamo quanto un pasticcino. Speriamo almeno arrivi l’aiutino che ci ha promesso Franceschini».
Eleonora Zacchi, del Centro Artistico il Grattacielo, chiede un progetto definitivo, che escluda le facili illusioni. «Ci sono due anime contrapposte nella foto pubblicata - spiega-: la voglia di riprendere e la malinconia di vedere ancora tutto spento e la platea vuota. In questo momento è dura, recitare sembra quasi un sogno. Sarebbero auspicabili prima di tutto dei sostegni veri, e poi un’idea politica vera per una ripartenza fattibile a settembre e ottobre, quando ricomincia la stagione; una soluzione definitiva». «La macchina dello spettacolo - conclude Zacchi-, è un lavoro di organizzazione, di programmi, cartelloni, rassegne e festival, e ha bisogno di tempo per carburare. Altrimenti diamo l’impressione di appartenere ad un mondo di improvvisi, e non è assolutamente così».
La protesta, prevista in piazza Garibaldi, è in realtà è arrivata via acqua, con rappresentanti dei vari comitati e degli artisti a bordo di cinque differenti imbarcazioni. Lo spicchio dei fossi tra la piazza e la fortezza nuova è diventata dunque "palcoscenico", mentre la spalletta, piuttosto affollata, l’improvvisata "galleria".«I teatri devono riaprire - dice Maurizio Coroni, portavoce di "Sipari Aperti Sempre"-, visto che sono aperte tante altre attività sul territorio nazionale: non solo come posti di lavoro, ma anche come luoghi di incontro e di cultura, in sicurezza. Nel mondo dello spettacolo, e del turismo, la maggior parte dei contratti sono precari, o a chiamata o a tempo determinato, e in pochi hanno avuto accesso agli ammortizzatori sociali, ai ristori , ai bonus per continuare a fare una vita decente. Quindi bisogna non solo riaprire, ma stabilizzare, cambiando finalmente passo. Magari fare più repliche con meno capienza, le soluzioni volendo si trovano». Tra i vari interventi parlati, ci sono anche performance poetiche, musicali, danzate. Alla fine scatta convinto l’applauso dei presenti; applauso forte, come non si sentiva da tempo. --
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