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Livorno

Studiare lavorando: a Livorno patto scuole-imprese per formare giovani tra i 16 e i 25 anni

Simone Fulciniti
Studiare lavorando: a Livorno patto scuole-imprese per formare giovani tra i 16 e i 25 anni

L’apprendistato duale per avere il diploma professionale Simoncini: «All’estero funziona, ora lo portiamo in città»

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LIVORNO. Nel luglio del 2020 l’amministrazione comunale ha firmato, insieme alla Regione Toscana, alla camera di commercio, alle associazioni di categoria e ai sindacati, il patto locale per la formazione. Con lo scopo preciso di favorire l’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro, accompagnando i giovani (espulsi dal processo produttivo, ma nono solo) in un percorso per qualificare le competenze necessarie alle varie imprese, per un accesso idoneo alla professione. Un patto solido, condiviso in maniera totale da tutte le parti, seguito da iniziative, convegni pubblici (il prossimo "Il valore lavoro nell'edilizia toscana", è previsto per il 26 marzo), che hanno permesso di approfondire le diverse tematiche, proponendo anche qualche miglioramento.

Tra i mezzi principali a supporto dell’occupazione cittadina, l'assessore allo sviluppo economico Gianfranco Simoncini presenta l’apprendistato duale di primo livello. «Uno strumento - spiega Simoncini - rivolto ai giovani dai 16 ai 25 anni, e permette di studiare lavorando. Attraverso l’ingresso in un' azienda si arriva al raggiungimento del diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria, e il certificato di specializzazione tecnica superiore. Un mix di formazione che si svolge tra aule e impegno sul campo».

Già attivo in Germania e altre nazioni europee «permette di collocare tanti giovani qualificati all’interno delle imprese». Con un doppio risultato positivo. «Per l’impresa, che forma il dipendente all’interno della propria attività, calibrando di fatto la preparazione rispetto alle esigenze. Con annessa una serie di sgravi fiscali. E per i giovani, che entrano nel campo del lavoro , retribuiti, e con la possibilità di uno sbocco immediato al termine del percorso di studio». Livorno in questi senso ha già avuto qualche approccio significativo. «Purtroppo - prosegue Simoncini - dalle nostre parti non è molto utilizzato e neppure conosciuto. Vogliamo provare a promuoverlo, pur nella consapevolezza che si tratta di un momento difficile dove salvaguardare è più concreto che pensare alla crescita».

L’assessore sottolinea come lo sforzo dell’amministrazione si sia concentrato su due punti: gli incontri con le associazioni di categoria, con i dirigenti scolastici degli istituti superiori, e con consulenti del lavoro e agenzie interinali (Ali sta portando avanti un apposito progetto specifico). E la predisposizione di una brochure cartacea (e per il web), con le informazioni precise da far arrivare tutte le aziende del territorio. «Un modo per mettere in connessione i due mondi scuola e lavoro e superare il grande limite del nostro paese. Un’occasione da sfruttare». Ecco nel dettaglio quello come si attiva il processo. «L’impresa manifesta una disponibilità a far svolgere la formazione e l’ istituto mette a disposizione un certo numero di ragazze e ragazzi a seconda delle necessità richieste. Poi gli studenti trascorrono un paio di giorni la settimana all’interno dell’impresa e il resto nella scuola». Il primo passo, la disponibilità dei giovani. «L’impegno, che comincia in estate e prosegue nell'ultimo anno di scuola, è gravoso: uno deve portare a termine il programma scolastico, nello stesso tempo lavorare».

Aperto a tutti i generi si istituti non solo i professionali «ma anche ai Licei, perché le attività sono varie, ce ne sono di tenore amministrativo». E non è detto - conclude Simoncini - che chi fa apprendistato professionalizzante, poi debba per forza continuare: può decidere di cambiare rotta, magari facendo università. Resta sempre l’esperienza concreta di aver conosciuto il mondo del lavoro». —

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