Gioco
Per la morte di “Pippo” a processo l’autista e il responsabile della scorta del trasporto eccezionale
La tragedia in via delle Sorgenti l’11 settembre 2018. I due imputati accusati di omicidio colposo. L’avvocato della famiglia ha citato a giudizio anche i responsabili civili
LIVORNO. Filippo “Pippo” Arpesani la notte dell’11 settembre di tre anni fa stava tornando a casa, a Nugola, in sella al suo scooter. Dopo una curva a sinistra, lungo via delle Sorgenti, si è trovato di fronte un trasporto eccezionale che procedeva nella direzione opposta alla sua. La tragedia è avvenuta quando lo scooter è passato vicino a quel gigante di ferro e lamiere diretto in porto.
Sarà il processo che inizierà a metà luglio a dover accertare se – come ipotizza la procura – l’impatto tra il diciottenne e un perno «segnalato da uno straccio» che sporgeva dal trasporto eccezionale sia stata colpa, da un lato, della cattiva gestione della scorta che doveva impedire il passaggio del diciottenne, oppure di irregolarità dovute al montaggio di quello che doveva essere un segnale di pericolo, o di entrambe le cose.
Il giudice per l’udienza preliminare Antonio del Forno ha infatti rinviato a giudizio il conducente dell’autoarticolato, Giorgio Chiappi, 49 anni, difeso dall’avvocato Manuela Montagnani, e di Mustafa Oraji, 48, iracheno di origini e residente a Pontedera, che quella notte era il capo scorta nominato dal legale rappresentate dell’impresa a cui era riconducibile il trasporto eccezionale.
L’accusa nei loro confronti da parte del pubblico ministero Giuseppe Rizzo è omicidio colposo in cooperazione, dunque l’ipotesi della Procura è che le loro condotte, anche indipendenti l’una dall’altra, abbiano causato il decesso del diciottenne. In particolare «per negligenza, imprudenza, imperizia, in violazione di leggi e regolamenti del codice della strada. Per quello che riguarda il conducente, oltre a non aver segnalato quel maledetto perno che sporgeva sulla carreggiata per quasi mezzo metro (41 centimetri), avrebbe anche transitato in prossimità del margine destro della carreggiata proprio dove stava passando lo scooter di Arpesani. La responsabilità del capo scorta, invece, riguarderebbe il «non aver garantito, con l’organizzazione e il posizionamento dei veicoli di scorta presenti al momento dell’incidente, la massima visibilità del convoglio».
L’avvocato Vinicio Vannucci, che rappresenta la famiglia Arpesani, parte civile nel processo, ha anche citato a giudizio i responsabili civili, vale a dire le società che in diversi modi hanno organizzato, gestito e subappaltato quel trasporto. «La Reale mutua – spiega – è la compagnia che assicura per la circolazione. Poi c’è il soggetto che svolge il trasporto, che a sua volta ha appaltato la scorta a una società che ha commissionato quel servizio a una ditta individuale. Questo tipo di citazione – va avanti – si verifica in materia stradale nel momento in cui si deve individuare il soggetto deputato a risarcire il danno. Poiché vilmente il committente risponde dell’appaltatore e in questo caso anche del subappaltatore». —
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