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Microtunnel, fatta la prima fase A novembre il passaggio all’Eni

Microtunnel, fatta la prima fase A novembre il passaggio all’Eni

Obiettivo l’allargamento del canale di accesso. Dopo il lunghissimo intoppo  per il flop di un pozzo le iniezioni di cemento hanno consolidato il sottosuolo

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LIVORNO. Gli occhi di tutti sono puntati sulla Darsena Europa ma in realtà è il microtunnel che deve dare una mano al porto di Livorno ad affrontare la transizione fin quando l’espansione del porto a mare sarà pronta. Avrebbe dovuto esser pronto già da un pezzo ma un pozzo ha fatto cilecca ed è finito dentro un braccio di ferro fra Authority e ditte appaltatrici: proprio mentre l’istituzione di Palazzo Rosciano era investita dal ciclone giudiziario dell’inchiesta choc sulle concessioni, difficile dunque immaginare di arrivare a una transazione fra le parti.

Nel novembre di quattro anni fa l’allora presidente Stefano Corsini pronosticava che «Nel 2019 avremo i tubi Eni spostati nel microtunnel. Era da pochi mesi alla guida dei porti di Livorno e Piombino, aveva ereditato il progetto dalla gestione precedente: figurarsi che era andato a vederlo di persona come prima uscita senza ancora essersi messo seduto sulla “poltronissima” di numero uno dell’Authority. Agli inizi di dicembre, prima di lasciare l’incarico, Corsini ce l’aveva fatta a sbloccare il lunghissimo impasse e a veder ripartire.

Adesso i lavori sono a buon punto: praticamente concluse le iniezioni di cemento utilizzando la metodologia del jet grouting, una miscela cementizia sparata ad alta pressione per ottenere il consolidamento di un sottosuolo che ha manifestato molti problemi di tenuta idraulica (tant’è vero che il pozzo si allagava e risultava dunque inagibile). Data per fatta questa fase, secondo quanto viene riferito dai tecnici di Palazzo Civico – dove ora è arrivato Luciano Guerrieri come presidente – c’è adesso da; 1) fare i carotaggi di verifica per saggiare l’efficacia del lavoro fatto fin qui; 2) mettere i tiranti d’acciaio a una profondità di 55 metri per avere la garanzia che il tappo messo al pozzo regga la spinta dell’acqua dal basso.

E a quel punto? Il cantiere – che ha l’ingegner Matteo Baroni come direttore dei lavori – dovrà far “maturare” il cemento iniettato per una sessantina di giorni e nel frattempo occuparsi di tutta una serie di opere propedeutiche. La fase successiva è quella dello scavo orizzontale a meno 28 metri: i tecnici parlano di un mese di tempo. Insomma, al tirar delle somme, compresa la realizzazione di una platea di fondo, da Palazzo Rosciano viene indicato come probabile data di ultimazione dei lavori per il microtunnel attorno a settembre-ottobre con la consegna a novembre.

In effetti, la realizzazione del microtunnel è solo il primo round: la realizzazione di questa galleria che sottoattraversa il canale d’accesso al “cuore” del porto serve perché l’Eni vi collochi le proprie condutture e poi rimuova quelle attualmente in servizio. Tutto questo serve per dar modo, una volta sfilati i tubi della raffineria, di rosicchiare qualche metro – circa una ventina – dal lato della sponda nord del canale così da arrivare a una larghezza di 120 metri. —

Mauro Zucchelli

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