Gioco
Gigi Tassi scende dal suo ring: addio al maestro di pugilato che ha fatto storia
Livorno: a 87 anni è scomparso l’ex pugile che ha cresciuto tanti talenti. Abitava a Salviano, il funerale mercoledì 24 marzo
LIVORNO. Pugilato cittadino in lutto. Nella mattinata del 23 marzo, pochi minuti dopo le 11, nella sua casa di via Costanza 11, a Salviano, ci ha lasciato per sempre Luigi Tassi, ex grandissimo boxeur a livello dilettantistico a cavallo degli anni 50 e 60 del secolo scorso. E poi grandissimo maestro di pugilato. L’ultimo saluto di parenti e amici, al grande Luigi, mercoledì 24 alle 15.45, con una cerimonia religiosa a ridosso della cappella del cimitero comunale dei Lupi.
A piangere, per la sua scomparsa, l’adorata moglie Teresa, la figlia Irene, il figlio Luca: ex campione italiano e internazionale Ibf e, oltre a tanti altri suoi cari, una marea di boxeur, amici e conoscenti di ieri e di oggi. A debilitare in maniera devastante la sua forte fibra, il morbo di Alzheimer, che prima aveva fatto capolino in maniera subdola e poi a partire dagli ultimi giorni del 2020 in modo sempre più devastante, limitando, quasi totalmente, la sua autosufficienza e costringendolo a rimanere a letto o in carrozzina.
Luigi Tassi era nato a Caldana di Gavorrano, il 16 ottobre 1934, ma appena tre anni dopo aveva messo le radici a Livorno. A non piacergli era il nome di battesimo Luigi. «Un nome –come diceva lui- scritto all’anagrafe ma che non mi appartiene. Io sono Gigi e basta». Al pugilato si era avvicinato agli albori degli anni 50. Non come prima scelta.. A raccontarcelo fu lui stesso, molti anni fa. «La prima volta che ho cominciato a frequentare, la gloriosa Apl, è stato nel 1952 quando avevo 17 anni e pochi mesi. Mi sarebbe piaciuto fare ciclismo a livello agonistico. Però non avevo i soldi per comprarmi una bicicletta da corsa. Così, consigliato da un amico, iniziai a praticare ginnastica pugilistica. Perché era uno sport bello e non si spendeva nulla».
Da amatore ad agonista il passo fu breve. L’anno dopo, siamo nel 1953, il suo esordio sul ring, a Lugo di Romagna, contro Montanari. Il match finì in parità. A quell’incontro ne seguirono tanti altri. In totale circa 160. «Ho continuato a combattere fino a 34 anni. Qualche volta ho perso ma non sono mai andato KO», diceva con orgoglio. Parlare a quattr’occhi con lui è sempre stato motivo di soddisfazione.Tra gli aneddoti che ci ha raccontato e abbiamo sempre ricordato con piacere, l’incontro vincente tra lui e il grandissimo Sandro Mazzinghi sul ring di Buti. «Sandro, essendo di quattro anni più giovane di me era alle prime armi ed io un po’ più grandicello ed esperto. Vinsi meritatamente. Qualche anno dopo, quando ormai, il grande Sandro, stava diventando una stella di prima grandezza, mi cercò per avere la rivincita. Inutile dire che, io consapevole della sua enorme classe e del suo immenso talento, non mi feci trovare».
Diversi match Gigi, li disputò anche in Francia e Svizzera, dove si era recato per lavorare in una fonderia. Ma torniamo alla boxe. Suoi maestri sono stati Beppe Amaro e Piero Scardino. Maestri davvero con i fiocchi. Da loro Gigi imparò i tanti segreti della noble art, che una volta appesi i guantoni al chiodo gli permisero di fare, in maniera ottimale, per mezzo secolo abbondante il maestro di pugilato anche lui. Il brevetto come aspirante maestro l’ottenne, infatti, nel 1968 e quello di maestro un po’ più tardi. Un ruolo che ha ricoperto poi, in maniera sublime, fino a pochi mesi fa.
A fare la differenza, come maestro, oltre alla sua immensa passione e competenza, il desiderio di conoscere e informarsi. Dei pugili toscani, giovani e meno giovani, sapeva tutto. Gli amici scherzosamente lo chiamano: “l’enciclopedia sempre aggiornata della noble art”. Per averne una conferma non ci voleva molto. Se in occasione di una riunione pugilistica volevi sapere in anticipo come sarebbe terminato un incontro bastava mettersi accanto a lui: difficilmente sbagliava nell’analisi preventiva del match e sul suo esito, anche se il pugilato è tutt’altro che una scienza esatta.
Suo allievo prediletto è stato il figlio Luca, ex campione italiano e intercontinentale ed il nipote Samuel Da Valle, ma anche tanti altri. Ricordarli anche per lui era quasi impossibile. «Preferisco quindi accomunarli in un grand’abbraccio», ci disse un paio d’anni fa. Addio grande Gigi e continua a dare attualità alla noble art, come ha sempre fatto, anche laggiù tra le stelle.
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