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Livorno

Corruzione al Comune di Livorno, il sindaco contro Nogarin e Bignone: «Dovevano dirmi della loro denuncia»

Federico Lazzotti
Corruzione al Comune di Livorno, il sindaco contro Nogarin e Bignone: «Dovevano dirmi della loro denuncia»

Salvetti difende anche la macchina amministrativa: «Devono lavorare serenamente per cambiare la città». E annuncia di voler tornare in possesso di uno degli immobili al centro dell'indagine

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LIVORNO. Il sindaco-allenatore ci mette la faccia. Prova a caricare la squadra. A fare gruppo, disegnando una linea tra il prima e il dopo. Luca Salvetti si siede nella sala cerimonie del Comune alla fine di dieci giorni complicati a causa delle scosse giudiziarie che hanno fatto tremare il Comune e acceso la polemica politica. «Mi sembra – è la premessa – il momento opportuno per tratteggiare ciò che interessa all’amministrazione e mettere un punto».

Così prima di tutto difende «la macchina amministrativa», perché in questi giorni – dice – «ho visto facce abbattute, amareggiate». E non deve essere così. Perché «davanti a noi ci sono partite fondamentali per il futuro della città». Garantisce poi che la polizia municipale continuerà a indagare su eventuali «irregolarità». Rivendica, però, di aver ribaltato come nessuno prima di lui la macchina amministrativa: «In venti mesi – ricorda è cambiato l’assetto: nuovo segretario comunale, undici dirigenti, nuovi assunti». E rivendica di aver bloccato le due permute sospette effettuate dall’ex responsabile dell’ufficio patrimonio Marco Nencioni, arrestato per corruzione, e non ancora chiuse: quella di piazza del Luogo Pio e quella legata al parcheggio di via dei Sette Santi. E guardando al futuro anticipa che nel caso in cui saranno accertate delle irregolarità sulla vendita del podere Loghino l’amministrazione «farà tutti i passi necessari per tornare in possesso di quel bene».

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Ma soprattutto attacca l’ex sindaco Filippo Nogarin e l’allora segretario generale Alberto Bignone che per due mesi, tra giugno e agosto 2019, è stato al vertice anche della sua macchina amministrativa. Al primo Salvetti riconosce il merito «di aver denunciato. Io avrei fatto e farò lo stesso. Anche – sottolinea – se mi lascia perplesso il fatto che sia rimasto un fatto isolato». Tre i sassolini da togliere dalla scarpa rispetto alla precedente amministrazione: «Essere in difetto durante il suo mandato con la normativa dell’autorità nazionale anticorruzione che prevede la rotazione dei dipendenti». Non aver «spostato Nencioni facendolo restare nello stesso ufficio nonostante avesse fatto denuncia». E poi di non avergli comunicato – durante il passaggio di consegne istituzionali – «di essersi mosso in procura, un’informazione – conclude – che mi avrebbe permesso di anticipare i tempi muovendomi con maggiore puntualità».

Ma quello che Salvetti non ha digerito più di tutto, sono state le parole di Bignone nell’intervista al Tirreno pubblicata sabato scorso. «Per due mesi e mezzo – ricorda – ha lavorato in giunta con noi. Fianco a fianco. E da parte sua non ha avuto l’accortezza di segnalare a me e agli assessori che c’erano situazioni ambigue per le quali era stata fatta anche un denuncia. Mai – ripete – una volta abbia detto che c’erano situazioni di stime contestate in passato. E se fosse arrivato in giunta una stima di Nencioni – si domanda – per fortuna non è successo».

È anche attraverso le parole dell’ex segretario al Tirreno che Salvetti torna a difendere i dipendenti e la macchina amministrativa: «Nell’intervista – ricorda – si lascia andare a una affermazione gravissima, parla di comportamenti ambigui e getta discredito su mille dipendenti. Se il dottor Bignone – prosegue – parla di un comportamento ambiguo venga qui o vada in procura a raccontarlo. Così è sparare sul mucchio e screditare i dipendenti è spregevole. Perché si tratta di persone che vengono al lavoro con entusiasmo e in questi giorni, invece, vedo tutti amareggiati e abbattuti. Se sa qualcosa la deve specificare, così non vale. Comportarsi in questo modo è brutto». —

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