Gioco
Lo stadio riapre per Gigi: folla per l’addio all’ultrà
Il feretro di Guccini, il tifoso morto a 51 anni, scortato dai vigili fino al Picchi Striscioni per omaggiarlo: «Il tuo ricordo infinito sarà fino all’ultimo bandito»
LIVORNO. Lo stadio, ancora chiuso per l’emergenza coronavirus, ha riaperto solo per lui. Come otto mesi fa successe dopo la morte di Fabio Bettinetti, un’altra colonna della curva nord venuta a mancare troppo presto, a soli 46 anni. Il triste e ultimo saluto a Gigi Guccini, l’ultrà amaranto e anima delle Brigate autonome livornesi morto sabato scorso a 51 anni dopo un’improvvisa malattia, si è celebrato nel pomeriggio di lunedì 22 marzo dentro l’Armando Picchi, all’ombra di quegli stessi spalti che lui e i suoi compagni di tifo hanno frequentato con passione per decenni.
Seguendo il Livorno in ogni serie e su ogni campo di calcio, lungo lo Stivale. «Quando eravamo in sciopero – così lo aveva ricordato poco dopo la morte il segretario livornese del Partito comunista, Lenny Bottai – per protesta attaccavamo uno striscione e uscivamo dallo stadio. Una domenica si giocò al Sud, non ricordo se a Messina o Palermo, ma credo la seconda. “Che problema c’è? Si va”, Gigi con una brigata di matti in furgone andò, si fece centinaia di chilometri, attaccò lo striscione di protesta e tornò indietro senza nemmeno guardare la partita».
Questo era Gigi. E per omaggiarlo ieri c’erano quasi 200 persone, fra cui alcuni storici tifosi amaranto. Dopo la funzione alla camera mortuaria dell’ospedale – curata dalle onoranze funebri della Svs di via San Giovanni – il feretro scortato dalla polizia municipale ha attraversato i viali della città fino a raggiungere lo stadio, aperto proprio per lui e già allestito con gli striscioni. Il carro funebre, entrando da via dei Pensieri, ha completato un ultimo ed emozionante giro di campo, sulla pista di atletica, concludendo la marcia sotto la curva nord con i supporter e amici di sempre che lo hanno seguito in corteo, mentre altrettanti attendevano in lacrime sul campo o dietro la porta sollevata.
«Fino all’ultimo bandito», «Il tuo ricordo infinito sarà fino all’ultimo bandito» e «Un vero compagno. Un grande ultrà. Ciao Gigi», si legge negli striscioni preparati per l’occasione e appesi a pochi metri da dove Gigi sta riposando in pace circondato dai numerosissimi tifosi che non fanno altro che piangerlo.
Quasi 200 persone – fra loro anche la bandiera amaranto Igor Protti – hanno partecipato prima alle esequie in viale Alfieri, poi ancora più numerosi all’ultimo saluto fuori dallo stadio. Già dalla mattinata nella cappella dell’ospedale (Gigi è morto nel reparto delle cure palliative di viale Alfieri ndr) era iniziato il viavai di amici e parenti, in gran numero, dato che il cinquantunenne, con un passato di dipendente alla Società volontaria di soccorso, era conosciutissimo in città soprattutto nell’ambiente del tifo.
Oltre ai compagni di curva, per lui, dentro lo stadio c’erano anche famiglie e bambini. Con tre petardi esplosi all’ingresso del feretro e altrettanti razzi di segnalazione sparati per aria al transito sotto la curva nord, ridiscesi poi sul campo e nel parcheggio di via dei Pensieri. Qui, i tifosi in lacrime, lo hanno salutato per l’ultima volta, stringendosi al dolore della moglie e del figlio di 16 anni, campione di lotta greco romana con il Gruppo lottatori livornesi di Igor Nencioni, grande amico di suo padre e fra i promotori insieme a Lenny Bottai di un saluto sotto la curva «che meritava», come i grandi tifosie al pari di Fabio “Fabino” Bettinetti, al quale recentemente è stata intitolata la curva nord.
«Uno di noi, Gigi uno di noi», «Gigi “Coda” a capo delle Bal». I cori rimbombano dentro il Picchi. Poi il grande applauso, l’ultimo, per salutare il tifoso amaranto strappato troppo presto alla vita e all’affetto dei familiari, nonché dei numerosi amici che negli anni – prima lavorando per la Svs e poi in curva – lo hanno conosciuto e apprezzato. —
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