Il Tirreno

Livorno

«Più sicuri con i nuovi Tre ponti ma si faccia attenzione ai lavori»

Juna Goti
«Più sicuri con i nuovi Tre ponti ma si faccia attenzione ai lavori»

Il comitato dei cittadini danneggiati: «Finalmente un’opera adatta, ma ci preoccupa la gara al ribasso»

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livorno. «Finalmente sarà realizzata un’opera che aderisce alle raccomandazioni fatte nel tempo per ridurre i rischi e farci sentire più sicuri». A parlare è Francesco Archibugi, residente di Ardenza e vicepresidente del comitato alluvionati che da tre anni riunisce tante famiglie che nella notte tra il 9 e il 10 settembre del 2017 hanno perso case, ricordi di una vita, persone care. Parla del ponte che a partire da ottobre, come anticipato negli ultimi giorni dal Tirreno, prenderà il posto dei Tre Ponti, che saranno completamente demoliti.

Alla foce del rio Ardenza serviranno diciotto mesi di lavori per far nascere una struttura ad arcata unica, più alta (circa 3 metri) rispetto al ponte attuale, in modo da cercare di ridurre il rischio imbuto in caso di piene simili a quelle del 2017.

«Non si può più parlare – premette Archibugi – di fatti eccezionali, visto che in trent’anni Ardenza è andata sott’acqua tre volte: a inizio anni Settanta, nel Novanta e nel settembre del 2017. Vuol dire che ci sono state sottovalutazioni».

Quella progettata ora, ripete quindi, «è un’opera significativa, di alta tecnologia, in acciaio, che recepisce finalmente il dimensionamento, le norme e le raccomandazioni di numerosi studi fatti nel tempo». Un’opera «in grado di far passare l’acqua di una piena simile a quella del 2017 e, soprattutto, tutti i materiali che tre anni e mezzo fa hanno intasato le piccole arcate del ponte attuale».

Dopo l’ok al progetto redatto dallo Studio livornese di Ingegneria delle Strutture, dal comitato arriva però anche una raccomandazione alle istituzioni, prima fra tutte la Regione Toscana, che attraverso il genio civile ha la responsabilità diretta dei cantieri post alluvione. Una raccomandazione che guarda a chi sarà scelto per demolire e ricostruire materialmente il ponte: «A quanto ci risulta i lavori sono stati assegnati in via provvisoria a un raggruppamento temporaneo di imprese con un forte (eccessivo?) ribasso d’asta. È importante quindi verificare le referenze e l’effettiva capacità di esecuzione, soprattutto per la carpenteria prefabbricata e i suoi trattamenti superficiali». «L’importo e le condizioni – sottolinea il vicepresidente – sono garanzia di buona esecuzione». Ecco perché si chiedono «adeguate penali per eventuali ritardi di esecuzione», «garanzie fideiussorie su opere e materiali» e una «direzione dei lavori di alto profilo». Tutto questo accanto a «manutenzioni e controlli costanti» al ponte e lungo il rio Ardenza.

Il comitato guarda anche alla fase due del progetto, che ha a che fare con la sistemazione urbana degli spazi intorno al ponte e che per ora è senza finanziamenti (per le piazzette verdi e la scalinata con l’organo marino serve un milione e mezzo). «L’idea dell’organo che suona con le onde – commentano dal comitato – è sicuramente suggestiva. Certo se deve costare troppo è meglio fare una bella gradinata pulita, con i giardini. L’importante è non fermarsi lì». L’ultima parola è per un ricordo di quello che è accaduto tre anni fa: «Una targa commemorativa, una testimonianza sobria». —

Juna Goti

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