Gioco
Il Villano prende casa sotto al Comune per i 415 anni della città
La statua è stata restaurata e trasferita in piazza Civica «Sarà parte del percorso turistico fino alla Fortezza»
Matteo Scardigli
livorno. Correva l'anno 1606 quando l'insediamento di Livorno fu elevato al rango di città. Esattamente 415 anni dopo, cioè ieri, le autorità del capoluogo labronico hanno svelato a più mani la statua del Villano, simbolo della difesa popolare del Castello di Livorno durante l'assedio del 1496, trasferita sotto al Comune.
Questa versione dell'opera (la terza, poiché la Storia ha perso le tracce dell'originale e le squadracce fasciste hanno distrutto la seconda), realizzata nel 1956 dagli scultori Vitaliano De Angelis e Giulio Guiggi, il sindaco Nicola Badaloni volle collocarla in largo Fratelli Rosselli per festeggiare il compleanno numero 350 di Livorno. Il percorso di recupero nasce poi dalla volontà dell'associazione “Repubblica dei Villani”, coordinata da Lenny Bottai, e comincia sotto l'amministrazione di Filippo Nogarin; quella di Luca Salvetti l'ha portato a termine, sistemando l'opera restaurata nell'aiuola fra gli scali del Corso e viale degli Avvalorati, tra il Comune e la Provincia.
«La scelta di porla qui è strutturale in vista di un percorso turistico che partirà dalla Venezia e, passando dal murale (“Fiori di Glicine” di Ligama, sugli scali delle Pietre, ndc), arriverà in fortezza Nuova», spiega il sindaco: «Il Villano è portatore dei concetti virtuosi della livornesità, preziosi anche in questa fase di pandemia». Le statua itinerante, il cui recupero parte con una campagna di crowdfunding, incarna difatti «l'orgoglio dei livornesi che gettano il cuore oltre l'ostacolo contro il nemico insormontabile (l'imperatore Massimiliano I d'Asburgo con le alleate Genova e Venezia, ndc)», ricorda Bottai, rigettando la tradizionale lettura del cane ai piedi del Villano come simbolo di Livorno “serva fedele” di Firenze: «La fides dei livornesi era nei confronti della città».
La statua viene svelata fra gli applausi, con un drappo amaranto che resta impigliato fra polso e vita del giovane partigiano. E Bottai sfida Salvetti: «Adesso recuperiamo Porta San Marco». Sfida accettata: «L'assessora ha già un progetto», anticipa il sindaco.
La cerimonia prosegue nella sala delle cerimonie di palazzo Civico, di fronte a un dipinto settecentesco che si ritiene rappresenti il primo Villano. È qui che il presidente della Regione, Eugenio Giani, auspica un ritorno della città al ruolo di protagonista delle vicende del moderno Granducato, come già a partire dalle leggi Livornine e fino ai giorni nostri. «La statua rappresenta il ringraziamento dei Medici e la volontà di Firenze, storica e presente, di investire su Livorno», dice Giani, con l'assessore comunale alla cultura Simone Lenzi che insiste: «Siamo alla vigilia del Recovery Fund, speriamo sia di buon auspicio».
La statua si erge ora su un basamento in marmo bianco che ospita una fontanella. Tolta la corrosione superficiale della componente in rame della lega bronzea, resta il neo dello spadino: «Impossibile ricreare l'originale, né tagliare ciò che resta della lama e ricostruire tutto. Si è scelto così per conservare l'opera», precisa la restauratrice Sveta Gennai. E Paola De Angelis, figlia dello scultore Vitaliano, esprime «grande soddisfazione». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
