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Livorno

Scuole di Livorno e carenza di spazi, la soluzione del vescovo «Studenti alle Venerini»

di Francesca Suggi
Scuole di Livorno e carenza di spazi,  la soluzione del vescovo «Studenti alle Venerini»

Simone Giusti si rivolge alla Provincia: «In città ci sono tanti edifici vuoti»

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LIVORNO. Scuola. Giovani. Futuro. Eccellenze. Lavoro. Educazione civica. E anche edilizia scolastica. Sono tutti tasselli di uno stesso mosaico sociale: lo dice forte e chiaro il vescovo monsignor Simone Giusti. Entra nel dibattito innescato dal Tirreno sull’annosa questione della mancanza di spazi adeguati per le scuole superiori con più iscritti, dal suo “altare sociale” e parte da quella che lui definisce una certezza: a Livorno non mancano immobili.

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Monsignore lei dice con forza che a Livorno non mancano immobili vuoti da mettere, in questo caso, a disposizione delle scuole superiori per risolvere i cronici problemi di spazi adeguati sollevati.

«Certo, è così. Abbiamo una città con tanti immobili vuoti, se la Provincia dice di non averne da mettere a disposizione delle scuole allora che si faccia un coordinamento tra istituzioni nel quale coinvolgere anche noi, le scuole paritarie, il Comune e tutti quelli che possono contribuire. Se serve aiuto noi ci siamo».

Lei avrebbe degli spazi da suggerire, visto che al momento non ci sono ancora soluzioni e l’unica certezza è che al liceo Enriques a settembre mancheranno sette aule e ai cugini del Cecioni ben dieci. Dunque: ad oggi più di quattrocento ragazzi non sanno dove frequenteranno le lezioni.

«Già lo scorso anno mi era stato chiesto un aiuto dagli enti preposti e avevo messo a disposizione alcuni spazi non utilizzati che abbiamo in curia e altre situazioni: serve una proposta articolata e ben strutturata per garantire soluzioni adeguate. Se verrò coinvolto anche quest’anno, insieme ai nostri spazi, farò presente e indicherò anche altri spazi che sono alcune scuole paritarie, come le ex Venerini in via Lopez, e ancora l’istituto Sacro Cuore di via Cecconi della congregazione delle suore domenicane che se non ricordo male ha spazi vuoti. E’ un modo per dire che nell’ottica di un coordinamento di forze anche le scuole paritarie con i loro spazi possono essere utili a trovare soluzioni strutturali ad una questione fondamentale per il futuro dei nostri ragazzi».

Quando parla delle ex Venerini di via Lopez le indica come una soluzione che potrebbe essere ottimale per studenti, proprio perché la struttura è giù una scuola e non andrebbero fatti troppi lavori di adeguamento.

«Diciamo che a livello strutturale c’è già una divisione in aule: l’ edificio è molto grande, è nato come scuola, là dentro viene mantenuta la scuola materna e le elementari il prossimo anno non ci saranno più, quindi ci sono aule e spazi in esubero. La scuola è gestita dalla Fondazione San Carlo Borromeo: la materna resterà anche il prossimo anno, ma la scuola elementare no, perché non ci sono alunni. Quindi il primo piano e parte del secondo potrebbero essere messi a disposizione delle priorità cittadine».

Solo con un coordinamento tra istituzioni, quindi, si potrebbe risolvere una volta per tutte il problema?

«Un coordinamento tra istituzioni sarebbe la base per riuscire a superare l’ingessatura della burocrazia che purtroppo rallenta e paralizza ogni cosa ».

Edilizia scolastica a parte lei reclama a gran voce un nuovo modello europeo di scuola che l’Italia, al momento, si sogna.

«Si deve con grande urgenza arrivare anche in Italia ad un sistema scolastico in sintonia e armonia con quello europeo: occorre riformare tutto il sistema didattico, partendo dalle elementari. Oggi abbiamo un modello anni ’ 70, statilizzante, massivizzante che schiaccia le eccellenze e le innovazioni. Ovviamente il sistema scolastico deve restare gratuiti».

Di quale modello scolastico abbiamo bisogno, secondo lei, per rendere anche gli studenti italiani competitivi e le nostre scuole al passo con i tempi?

«Noi abbiamo ancora un modello scolastico per classi e non per livelli di apprendimento, come avviene in Europa: i modelli educativi innovativi permettono di valorizzare le eccellenze, di creare un sistema scolastico propositivo. Il nostro è stantio, il nostro modello scolastico per esempio non tutela le devianze. Bisogna con forza riprendere l’educazione civica, abituare i nostri ragazzi al bene comune. Il servizio civile dovrebbe essere obbligatorio e inserito nella didattica, solo così si insegna ai nostri studenti a superare le prove della vita, a uscire dalla bambagia. Da qui sposo in pieno la proposta del mio amico e nuovo segretario del Pd Enrico Letta di permettere di votare a 16 anni. I nostri giovani sono il futuro, le novità, la nostra forza propulsiva». —

(11-continua)

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