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L’edilizia si rimette in moto dopo il ko Ricominciano a aumentare le ditte
Centoventicinque ditte in meno nel settore delle agenzie immobiliari, l’arcipelago dell’edilizia che si restringe del 12% e perde per strada più di mezzo migliaio di imprese attive. Nel decennio scorso la crisi del mattone si è sentita eccome: la morte di centinaia di realtà imprenditoriali – piccole e piccolissime – può far parte del fisiologico ciclo nascita-morte che appartiene anche alle aziende, ma a dire il vero dal 2010 in poi abbiamo visto nella nostra provincia che le costruzioni, l’impiantistica collegata, l’indotto degli studi professionali e la galassia delle agenzie immobiliari hanno visto restringersi gli spazi di sopravvivenza: da poco meno di 6.200 aziende attive in appena dieci anni si è precipitati a poco più di 5.500. Una strage di energie imprenditoriali, per quanto forse una parte di quelle ditte erano nate dallo spezzettamento del ciclo produttivo in una sfilza di microditte solo formalmente indipendenti.
Ma nell’ultimo anno – paradossalmente proprio nel bel mezzo della pandemia – le cose sono cambiate. Lo dicono i numeri dell’anagrafe delle ditte della Camera di Commercio.
C’è un leggerissimo aumento delle imprese attive nel campo delle agenzie immobiliari: da 1.411 a 1.415 (anche se, includendo pure quelle non attive, il saldo è negativo per sei unità). Restano allo stesso livello ache gli studi professionali: 128 nel 2020, due in meno rispetto all’anno precedente. Ma la novità più rilevante è la crescita delle imprese dell’edilizia: da 3.974 che erano ora sono 4.020.
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