Gioco
Vestiti con griffe contraffatte donati ai poveri di Livorno
La guardia di finanza le aveva sequestrate a metà febbraio a un venditore abusivo di via Grande. La responsabile della onlus: "Grazie di cuore"
LIVORNO. Venti giubbotti tolti dal mercato illegale della contraffazione che verranno indossati dai più poveri. La guardia di finanza di Livorno, ieri mattina, ha donato il falso abbigliamento griffato Colmar, K-way e Moncler alla cooperativa sociale San Benedetto onlus di via dell’Industria. Un gesto di vicinanza e solidarietà, da parte delle fiamme gialle, alle associazioni cittadine che cercano di contrastare la marginalità delle persone, come la realtà guidata dalla presidente Stella Angelini, che ha aperto una mensa per i migranti in collaborazione con la Caritas e un centro diurno per il recupero delle persone con problemi di dipendenza da droga e giochi d’azzardo.
La consegna del vestiario si è tenuta alle 10 di martedì 16 marzo nella caserma della guardia di finanza degli scali Darsena, dove ci sono gli uffici della Prima compagnia, guidata dal capitano Antonio Stabile. È stato il tenente Francesco Demetrio Crea, comandante della sezione operativa pronto impiego del reparto, a fare gli onori di casa invitando la volontaria in caserma, per poi caricare sulla sua auto due scatoloni pieni di vestiti. L’abbigliamento era stato sequestrato, durante un controllo dei militari, lo scorso 13 febbraio in via Grande, nel pieno centro storico labronico. La volante, durante un controllo, si è accorta di una bancarella improvvisata vicino ai negozi sotto ai loggiati e alla vista dei finanzieri il venditore abusivo, un cittadino extracomunitario, è riuscito a dileguarsi abbandonando tutta la merce. I militari – d’intesa con la sostituto procuratore di turno quella settimana, Sabrina Carmazzi – hanno quindi sequestrato (a carico di ignoti) tutti i giubbotti contraffatti, con la procura che ha autorizzato la donazione alle realtà del terzo settore. La donazione segue quella delle scorse settimane, sempre da parte della guardia di finanza di Livorno, di 13.000 mascherine consegnate all’ospedale labronico.
Prima della consegna il personale della Prima compagnia ha rimosso tutti i loghi contraffatti che erano stati incollati sui piumini, che in realtà avrebbero un marchio proprio: Monte Cervino. Questi giubbotti, su diversi siti Internet, si trovano in vendita fra i 30 e i 50 euro spedizione compresa, ma sulle bancarelle livornesi – spacciati come Moncler o Colmar – si potevano pagare anche 50 euro l’uno, dato che cercavano di somigliare ai modelli originali della moda italiana che invece, originali, ne costano anche 400 o 500. Questo tipo di abbigliamento – secondo quanto ricostruito dai militari – viene smerciato in tutta Italia e parte quasi sempre dalla Campania o dal Lazio, con i “fornitori” che si arricchiscono a scapito dei venditori abusivi, ai quali spesso viene destinato un margine infimo, 50 centesimi o un euro a prodotto, e tutto il rischio di essere denunciati se vengono sorpresi per la strada dalle forze di polizia, come successo poco più di un mese fa a Livorno. «Questi controlli – commenta il tenente Francesco Demetrio Crea – li svolgiamo ogni giorno, soprattutto nelle aree più sensibili della città, come il mercato di piazza Cavallotti, il viale Italia e la rotonda di Ardenza. Sono le zone dove pensiamo che si possano verificare questi tipi di illeciti e sono attività investigative che affianchiamo a quelle più tipicamente informatiche, come il monitoraggio del “Marketplace” di Facebook, una vetrina telematica dove pure può succedere che vengano proposti capi di abbigliamento contraffatti, spesso anche dalle stesse persone che poi riforniscono i venditori abusivi che li vendono nei centri storici delle città, come Livorno ad esempio».
Soddisfatta la presidente della cooperativa sociale “San Benedetto” onlus di Livorno, Stella Angelini, che ha ringraziato a più riprese i militari del comando provinciale della guardia di finanza, guidati dal colonnello Gaetano Cutarelli. «Ci occupiamo delle persone fragili da 35 anni – racconta – e ora, oltre a donare i pacchi di cibo alle persone povere, possiamo anche regalare loro un giubbotto per ripararsi dal freddo. Ringrazio sia le fiamme gialle, che la procura, per aver dato l’autorizzazione a questa donazione. Per noi è molto importante, perché ogni giorno incontriamo persone alle prese con grossissime difficoltà, come le dipendenze dalla droga e dal gioco d’azzardo».
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