Il Tirreno

Livorno

Il vescovo di Livorno: «I vaccini? Facciamoli anche nelle parrocchie»

Juna Goti
Il vescovo di Livorno: «I vaccini? Facciamoli anche nelle parrocchie»

Monsignor Giusti ne ha parlato anche alla direttrice dell'Asl: «Bisogna accelerare, se serve mettiamo a disposizione i nostri spazi»

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LIVORNO. L’immagine che usa il vescovo è un flash che sa di casa in una città di porto come Livorno: «Vediamo di trovare qualche buon rimorchiatore che ci disincagli e ci faccia navigare nel mare aperto della vaccinazione...». Monsignor Simone Giusti la usa in una delle sale che danno sul giardino del vescovado, seduto accanto ai nuovi vertici della Caritas. Lo fa prima di presentarli ufficialmente alla città, quando dice senza troppi giri di parole che sì, se serve, la diocesi è pronta a mettere a disposizione dell’azienda sanitaria e delle istituzioni locali tutti i suoi locali, parrocchie comprese. Per fare cosa? Le vaccinazioni. In altre parole per dare gambe alla corsa alla vaccinazione di massa. Ovviamente rifornimenti permettendo.

«Se necessario – apre il vescovo – tutte le nostre sedi sono disponibili. Ovunque, purché la campagna vaccinale possa decollare. C’è bisogno delle parrocchie? Mettiamo a disposizione i nostri saloni parrocchiali. In Calabria, non trovando nulla, hanno chiesto anche una chiesa: ecco, a Livorno di locali parrocchiali ne abbiamo parecchi, ma se ce ne fosse bisogno certamente. Però bisogna uscire da una situazione di impasse che lascia basiti...». E aggiunge: «Israele riapre, gli Stati uniti riaprono, noi eravamo partiti bene e ci siamo arenati. Vediamo di trovare qualche buon rimorchiatore che ci disincagli e ci faccia navigare nel mare aperto della vaccinazione, in modo da arrivare alla fine di questa pandemia che in Italia ha causato centomila morti...».

Suona come una proposta concreta, con la messa a disposizione di eventuali spazi, ma anche come un modo per entrare nel dibattito provando a dare una scossa. «Ne ho parlato con Maria Letizia Casani», risponde riferendosi alla direttrice generale dell’Usl Toscana nord ovest: «Noi siamo disponibili purché le vaccinazioni decollino». «Ho sentito – aggiunge – che il sindaco vuole fare il polo dei vaccini al pala Modigliani: benissimo. Se non bastasse e ci fosse bisogno di strutture capillari nei vari quartieri, ovviamente a gratis le mettiamo a disposizione. Ovunque c’è bisogno, purché si arrivi a salvare delle vite. Perché qui dobbiamo renderci conto il ritardo nella campagna vaccinale vuol dire centinaia di morti...».

Non si può dire che Giusti sia uno che le manda a dire, che si tratti dell’ultimo cristiano passato per strada o del primo burocrate europeo. Così ecco la chiosa: «Si è visto il crollo dei morti in Scozia, in Inghilterra, in Israele. Ci si rende conto che avere ritardato, avere sbagliato i contratti con le case farmaceutiche... perché a questo punto bisogna dire così: le burocrazie europee hanno sbagliato i contratti con le case farmaceutiche. Possibile? Non ci arrivano i vaccini e poi si viene a sapere che li fanno esportare in Australia. Siamo matti? Menomale il presidente del consiglio Draghi ha bloccato tutto e ora lo stanno seguendo gli altri leader europei».

«Ci si metta una mano sulla coscienza: il politichese di cui siamo espertissimi – conclude – non fa altro che annunciare meraviglie nei prossimi mesi. Ma non si vive di speranza dicendo che i vaccini arriveranno a giugno, a luglio. Giustamente questo governo sta mettendo in piedi la produzione in Italia, ma c’è voluto un anno? Mi fermo qui, sapete che sono schietto...». —

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