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Don Cantini e De Nicolais prendono il timone di Raffaella

J.G.

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livorno. Non c’era ieri mattina suor Raffella Spiezio in vescovado, dove monsignor Simone Giusti ha presentato i nuovi vertici della Caritas. «È a fare gli esercizi spirituali, ci ha chiesto qualche giorno per poter pregare prima di iniziare la nuova esperienza», ha detto il vescovo. Due giorni fa tutti gli operatori e i volontari hanno organizzato una bella festa per salutarla nella sede di via La Pira, in Corea. Per salutare la donna che nei dieci anni al timone della fondazione, ha saputo forse più di ogni altro avvicinare la Caritas alla città.

Giusti la definisce una «scommessa vincente» quando ricorda come nel 2010 arrivò in prestito alla Caritas dalla sua congregazione, dopo il tanto lavoro fatto da monsignor Diego Coletti e da Mauro Nobili. «In questi dieci anni – sottolinea – i servizi si sono moltiplicati, se la Juve avesse avuto un centravanti di sfondamento come suor Raffaella a questo punto sarebbe in finale». Poi sembra voler allontanare da sé le voci che dietro le quinte raccontano un cambio al vertice non così roseo, quando aggiunge che «io l’ho pregata più volte a voce e per scritto di rimanere direttrice della Caritas fino al 2023», dopo che le aveva comunicato che invece l’incarico di presidente della fondazione Caritas, scaduto a ottobre, sarebbe stato prolungato fino al 10 marzo.

Nessuna sorpresa sulle doppie braccia che hanno preso da ieri le redini dalle mani di suor Raffaella: come anticipato dal Tirreno lo scorso 12 febbraio, sono il direttore Guido De Nicolais e il presidente don Luciano Cantini. Ereditano una sfida grande, in un momento difficile considerando anche la pandemia e l’emergenza casa e lavoro. Il primo sarà alla guida della macchina operativa: viene da Cascine di Buti dove è stato parrocchiano di Giusti, ha lavorato molto con la coop sociale Il simbolo e la Caritas diocesana di Pisa. «Dal punto di vista operativo stiamo già vedendo di aggiungere otto appartamenti per l’emergenza casa e ci stiamo muovendo per accogliere chi sarà sfrattato dalla Torre della Cigna, ovviamente continuando a gestire i progetti di suor Raffaella», spiega De Nicolais.

Il secondo, don Cantini, parroco molto conosciuto in città, continuerà anche a guidare la comunità delle Sorgenti con l’aiuto del vice don Gerardo. «Da prete – racconta – la mia storia è iniziata con il terremoto in Friuli, la Caritas l’ho vista nascere...». «Ci voleva un livornese per i livornesi», sorride Giusti indicando che sarà affidato a lui il rapporto con le istituzioni. Per i due inizia così la delicata sfida. «Una bella sfida, abbiate un po’ di pazienza, prendiamo un convoglio lanciato in corsa...». —

J.G.

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