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Studenti livornesi senza aule, non si vede la soluzione: «Decisione entro maggio»
Il provveditore Simonetti: «La questione è all’ordine del giorno, tratteremo il tema degli spazi in maniera seria con tutti i contributi necessari da parte degli enti»
LIVORNO. Tre mesi per trovare soluzioni. Novanta giorni per cercare aule adeguate ai licei Enriques e Cecioni e a chi manifesterà esigenze particolari. Dodici settimane per ridurre gli spezzatini di studenti in esubero in giro nelle scuole che avanzano spazi. A dirlo è il responsabile dell’ ufficio scolastico provinciale Andrea Simonetti, quella figura super partes che siederà al tavolo con Provincia e dirigenti scolastici a strettissimo giro. «Entro maggio bisogna avere chiaro quello che succederà a settembre», parte da questa riflessione il Provveditore, ex dirigente del super liceo Cecioni.
Provveditore dove si troveranno gli spazi necessari reclamati per settembre da alcuni istituti cittadini?
«Una risposta concreta deve essere quella di guardare no all’ora e adesso ma programmare in base ai flussi scolastici: il picco delle iscrizioni è adesso. Da qui a dieci anni la situazione della popolazione scolastica sarà molto diversa, per questo è inutile sprecare».
Ma intanto per il prossimo anno scolastico mancheranno sette aule al liceo Enriques e dieci ai cugini del Cecioni.
«La questione è all’ordine del giorno, tratteremo il tema degli spazi in maniera seria con tutti i contributi necessari da parte degli enti ovvero la Provincia e i dirigenti scolastici: l’importante è non portare avanti politiche che annientino alcuni istituti a vantaggio di altri, tutti quanti hanno le loro esigenze ed io devo rappresentarle tutte».
In concreto quale è la sua idea? È plausibile pensare ad un passaggio dell’intero edificio oggi del Geometri Buontalenti che purtroppo sta vivendo un trend di iscrizioni negativo al vicino liceo Cecioni che, al contrario, ha una popolazione scolastica pari ad una piccola cittadina?
«Insieme troveremo una soluzione condivisa che terrà conto di tutto, in primis del rapporto tra popolazione scolastica e spazi adeguati per evitare che i ragazzi subiscano ulteriormente. A causa della pandemia gli studenti hanno già subito abbastanza. Sicuramente ci auguriamo di andare a ridurre i cosiddetti spezzatini di studenti in esubero costretti a frequentare spazi fuori dai loro istituti».
In questi anni secondo lei c’è stata una adeguata programmazione sull’edilizia scolastica?
«Io sostengo con forza che in questi anni la Provincia ha dato il massimo che poteva dare, sia da un punto di vista di risorse professionali che economiche. Ha cercato di andare incontro alle esigenze dei singoli dirigenti con gli strumenti che ha. Sicuramente quando sarà pronta la scuola di via Calafati si andranno a risolvere strutturalmente alcune situazioni. Ma anche per questo serve una buona politica, i malpancismi servono a poco».
Parla di buona politica scolastica: a questo riguardo come spiega il fatto che l’istruzione professionale, a Livorno, è praticamente ridotta al lumicino?
«Lo spiego con una parola: qualità. È necessario ridare qualità alle scuole professionali: quel che accade a Livorno succede in tutta Italia. Là dove c’è un contesto scolastico più difficile, dove le famiglie percepiscono un contesto scolastico complicato, proprio lì servono le risorse migliori, ovvero gli insegnanti migliori».
In questo modo non si vanno a perdere opportunità di lavoro per i nostri giovani?
«Certo: è per questo che va risollevata l’istruzione tecnico-professionale e i percorsi Its vanno in questa direzione. Il mondo del lavoro ha bisogno di un bravo cuoco, di un bravo odontotecnico, di uno bravo in officina. Gli Its sono corsi professionalizzanti biennali o triennali post diploma, una nuova frontiera di specializzazione per formare super-tecnici che ha il pregio di avere una capacità di inserimento nel mondo del lavoro ben più alta del consueto: è una opportunità sotto la regia della Regione e della collaborazione di grandi aziende». —
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