Il Tirreno

Livorno

«Ancora senza aule dopo le proteste di due anni fa Solo rimedi tampone»

alessandro gazzetti;

La riflessione di Alessandro Gazzetti, ex studente dell’Enriques «Servono un censimento serio delle strutture e una programmazione 

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L’INTERVENTO

Parla Alessandro Gazzetti, ex studente del liceo Enriques che si è diplomato lo scorso anno e adesso frequenta Scienze Politiche alla scuola Sant’Anna di Pisa.

Insieme ad altri compagni è stato uno degli organizzatori delle maxi proteste studentesche livornesi dell’inverno 2019. Manifestazioni partite dal liceo Enriques in cui si reclamava il diritto di fare lezione in sicurezza.



alessandro gazzetti

Quando nel gennaio del 2019 noi ragazzi del Liceo Enriques scendemmo in piazza a seguito degli eventi della succursale Calafati, avevamo due richieste: volevamo classi sicure e le volevamo per tutti gli studenti. Alle nostre voci si unirono quelle dei ragazzi di tutte le scuole della città così come di molte realtà della provincia ma le richieste erano sempre le stesse: classi sicure e classi per tutti. Scendemmo in strada con la massima fiducia nelle istituzioni e con la convinzione che una soluzione sarebbe stata trovata; e così fu, ottenemmo il rinnovo dell’affitto dei fondi di Porta a Mare.

Una soluzione che venne accolta con favore da tutti noi, vista la situazione d’emergenza in cui ci trovavamo.

Era altresì chiaro, però, che quella soluzione non sarebbe stata sufficiente per il futuro visto il trend in crescita delle iscrizioni che era davanti agli occhi di tutti.

Come era prevedibile, le misure tampone di due anni fa non potevano essere sufficienti a sanare una problematica strutturale che si trascina ormai da tempo.

Oggi, a distanza di due anni da quei giorni di protesta, l’inchiesta giornalistica de Il Tirreno mette in evidenza un aspetto che deve fare riflettere ovvero che serve ancora molto lavoro per arrivare a una soluzione definitiva.

Certo è che le Province, a seguito delle riforme degli ultimi anni, si trovano in una situazione sempre più complicata; strette in una morsa tra i compiti ingenti da svolgere e gli scarsi fondi con cui attuarli.

Cosa fare dunque? Lasciare che gli studenti non abbiano aule? Costringerli a turnazioni che minano le loro attività scolastiche ed extra-scolastiche? Costringere le scuole ad accettare un numero limitato di iscrizioni?

Una soluzione diversa da queste non-soluzioni deve essere trovata e ciò deve essere fatto subito.

Ritengo che non si possa che partire da tutte quelle strutture che già abbiamo a disposizione sul nostro territorio e che o sono già adibite a edifici scolastici ma hanno ulteriori spazi a disposizione o hanno funzioni diverse ma possono essere adattate a strutture scolastiche.

Perché non fare dunque un serio “censimento” delle strutture che già allo stato attuale, o con minimi lavori, sarebbero disponibili ad accogliere classi?

A questa strategia, che mira a tamponare il problema nell’immediato piuttosto che a risolverlo, si deve affiancare un serio e concreto programma di sistemazione di quelle strutture che per diventare disponibili necessitano di lavori più dispendiosi tanto dal punto di vista economico, quanto temporale.

Servirà del tempo, e questo è chiaro, ma non può essere questa una scusa per non iniziare. Infine, viste le grandi possibilità che il Recovery Fund offrirà nei prossimi tempi, non è forse questa un’occasione da non lasciarci sfuggire per provare a destinare risorse, direttamente o indirettamente, a questa problematica? —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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