Il Tirreno

Livorno

Il gioiello del teatro Grattacielo che non splende più: "Riapriremo il sipario, ma sarà dura"

Cristiana Grasso
Il gioiello del teatro Grattacielo che non splende più: "Riapriremo il sipario, ma sarà dura"

Eleonora Zacchi, direttrice del Centro combatte da un anno con spese e ostacoli:  «Meglio attendere l’autunno per ripartire con la nuova stagione»

4 MINUTI DI LETTURA





Anche qui, in queste sale che Anche qui, in queste sale che hanno visto i fermenti culturali degli anni Sessanta, la direzione di Andrea Camilleri e di padre Davanzati, che dai suoi muri racconta una storia che risale a fine Ottocento, si respira aria di tempesta. O meglio di micidiale calma, quella del non fare e del non poter fare, dei progetti interrotti, dell’angoscia per un futuro che non si può nemmeno immaginare. Centro artistico Il Grattacielo, teatro tra i più conosciuti e amati in città, generazioni che hanno occupato quelle poltrone per gli spettacoli ma anche per il cinema, ospite d’onore in quella sala antica. Eleonora Zacchi, direttrice del centro, non è donna da perdersi d’animo. Ma ora, a un anno di distanza dall’inizio del buio, anche lei comincia ad avere qualche cedimento. «Noi qui abbiamo tanti costi da sostenere anche se la struttura è chiusa –– spiega –, E senza lavorare è davvero dura».

La pandemia li ha colti nel pieno delle stagione. Dopo la conclusione della XV edizione del festival Teatri di Autunno 2019, era partita la V edizione della rassegna Teatri al Centro, con il nuovo spettacolo “Modì Paris Folies l’indecente Dedo” , «uno spettacolo da me scritto diretto ed interpretato, messo in scena tra le iniziative dedicate a Modigliani, che, per l’anno 2020, avrebbe dovuto avere un buon seguito di repliche. Purtroppo, a marzo, dopo lo spettacolo di “ Cattivi Cattivissimi”, con il grande Antonio Salines , la programmazione si è drasticamente interrotta» racconta Zacchi. A questo, è seguita anche l’interruzione di tutte le attività del Centro legate alla formazione e, quindi, la chiusura in presenza della “Scuola di dizione e recitazione “Laura Ferretti”, di tutti i corsi di teatro e dei relativi seminari e workshop anche se sono state mantenute le attività di formazione, con corsi, ovviamente in modalità on line. Ma non basta a chi ha vissuto stagioni andando a mille. «Inoltre, insieme a Riccardo De Francesca – continua Zacchi –, di lì a breve avremmo dovuto iniziare la tournéè con “Questione di Genere”, uno dei miei ultimi lavori che purtroppo, per i noti motivi, non è partita. Stiamo cercando di capire se sarà possibile recuperare nel futuro delle date». Il Grattacielo e spettacoli e incontri streaming, un rapporto diciamo “moderato”.

«Credo che lo spettacolo dal vivo nasca, proprio come dice la parola stessa, per essere dal vivo. La sinergia, l’empatia che si crea tra artista e spettatore, tra quello che accade sul palco e quello che accade in platea penso siano l’essenza propria di questa forma di arte, unica nel suo genere, che rende magico vedere e rappresentare uno spettacolo in teatro. Questo non deve certo impedire di sperimentare e fruire delle nuove tecnologie. Infatti, in questo periodo abbiamo provato a sperimentare». Insomma Eleonora Zacchi e i suoi colleghi del centro non sono rimasti con le mani in mano. «Abbiamo realizzato dei lavori proprio utilizzando lo strumento del video e della diffusione in streaming. Sullo stile delle site comedy, ho ideato un format, Wedding Cam, con il quale raccontare episodi, aneddoti e personaggi sulla storia di Livorno, di cui, con il sostegno del Comune, si sono realizzati alcuni episodi, oltre al video “È facile chiamarlo Aggiuga” ideato ed interpretato da Luca Salemmi».

Poi con il sostegno del Goldoni, per Opera Box, il Grattacielo in collaborazione con Vertigo ha anche realizzato il video “Iris”, ispirato all’omonima opera lirica di Mascagni, del quale Zacchi ha curato la sceneggiatura e regia.Ma come ha fatto Il Grattacielo a mantenersi in contatto con il suo pubblico? «Attraverso la diffusione di questi lavori in streaming e attraverso i social. Fondamentale è stato anche il lavoro che abbiamo svolto nel periodo estivo per Effetto Venezia nel quale ci era stato affidato l’incarico di occuparci della programmazione degli spettacoli di Piazza XX settembre». Nell’occasione, oltre al palinsesto del palco della piazza, si è anche dato vita alla Via dell’arte con installazioni lungo il percorso, ed eventi nel Foyer del Teatro che hanno creato interesse e curiosità, «e speriamo che per l’estate 2021 si possa replicare».

Qual è la difficoltà più grande che state incontrando? «Quella economica. Era con le attività dei festival, delle rassegne e dei relativi sbigliettamenti, degli affitti delle sale, dei corsi di teatro, che il Centro si sosteneva. Qualche ristoro statale è anche arrivato ma è poca cosa rispetto a tutti i costi che dobbiamo sostenere. La nostra realtà si è accollata i costi della proprietà, quindi tutti gli oneri e tassazioni previste oltre le normali spese di gestione sono a carico dell’Associazione. A ciò sia aggiunga anche la difficoltà per coloro che ci lavorano». Se il 27 marzo i teatri riaprono voi come vi comporterete? Aprirete comunque anche con le limitazioni? «Potremo riaprire per fare i corsi di teatro in presenza e valutare se fare i saggi ma non per spettacoli di cartellone. L’apertura il 27 marzo significa riaprire a fine stagione. Inoltre, le strette limitazioni e le possibili richiusure secondo il cambio di colore non permettono di pensare ad una serena riapertura economicamente sostenibile. Meglio attendere l’autunno per ripartire con la nuova stagione». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web