Il Tirreno

Livorno

Irene e Irene: le due carabiniere di Livorno sono già nella storia

Stefano Taglione
A sinistra la carabiniera Irene Podda, a destra la tenente colonnello Irene Micelotta (foto Dario Marzi)
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A sinistra la carabiniera Irene Podda, a destra la tenente colonnello Irene Micelotta (foto Dario Marzi)

Livorno: Micelotta, tenente colonnello, è la prima donna paracadutista dell'Arma. Podda, 22 anni, è la più giovane in servizio in tutta la provincia

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LIVORNO. In occasione dell’8 marzo, la “Giornata internazionale dei diritti delle donne”, l’Arma dei carabinieri di Livorno ha voluto omaggiare due militari quali «modello di perfetta integrazione nelle istituzioni ed esempio contro ogni forma di discriminazione». Sono la tenente colonnello della Seconda brigata mobile 
Irene Micelotta, prima donna paracadutista dell’Arma, e la carabiniera Irene Podda, la più giovane militare attualmente in servizio al comando provinciale di Livorno, con i suoi 22 anni. Ecco il racconto delle loro esperienze.
 
LA PRIMA CARABINIERA PARACADUTISTA DELLA STORIA
 
Irene Micelotta, 45 anni, ha già stabilito un primato ineguagliabile: è la prima carabiniera paracadutista della storia d’Italia. Originaria di Reggio Calabria e ormai livornese d’adozione, nel 2005 alla fine del durissimo corso di addestramento del “Tuscania” è risultata la più alta in grado e ora guida la sezione operazioni dell’ufficio Oaio (ordinamento addestramento informazioni operazioni) della Seconda brigata mobile dei carabinieri, guidata dal generale di brigata Stefano Iasson. Da lei passano le informazioni sui colleghi all’estero, dove per altro in passato è stata più volte. In Kosovo, ad esempio, ma anche in Palestina – a Hebron – «dove abbiamo garantito il rispetto dei diritti umani. Non è stato facile, sono stata lontana da casa sei mesi e mia figlia all’epoca aveva appena due anni e mezzo». «Ora ne ha dieci – prosegue – e soprattutto quando ero in missione non è stato facile conciliare il lavoro con la famiglia. Devo ringraziare mio marito, militare come me. Sono orgogliosa di indossare questa divisa. Certo, se la mia bambina preferisse un mestiere più artistico e creativo sarei più contenta. Infatti le ripeto sempre che la mia è stata una vita difficile, di rinunce e sacrifici. E chiaramente, da mamma, alla sola idea che possa svolgere questo stesso mestiere sono preoccupata. Perché hai le restrizioni di un militare e allo stesso tempo sei a contatto con la società. Non ti è permesso sbagliare, a maggior ragione se sei donna. Comunque deciderà lei...». Su 90 allievi che hanno iniziato il corso, 89 erano uomini, solo in 25 lo hanno ultimato diventando paracadutisti. Lei era fra questi. «Le prove che ho sostenuto sono le stesse dei maschi, non vi sono differenze – prosegue – e spaziano dalla forza, alla velocità e al coraggio. Il corso dura dieci mesi». Nella sua carriera ha guidato la Compagnia di Cecina. «Ricordo che una volta mia figlia mi chiese: “Mamma ma tu sei maschio o femmina?” – racconta – però devo dire che in casa sono molto tranquilla e accomodante. Faccio molta fatica a non togliere nulla né alla mia famiglia, né al servizio che svolgo. Avere una famiglia serena ti fa lavorare serenamente». 
 
IRENE, LA PIU' GIOVANE IN SERVIZIO 
 
Irene Podda ha 22 anni, viene da Lanusei (in Sardegna) ed è stato il padre carabiniere che l’ha spinta a intraprendere questa carriera. Oggi è in servizio alla stazione di Livorno centro, in viale Fabbricotti, proprio dove c’è la sede del comando provinciale labronico, diretto dal colonnello Massimiliano Sole. Alterna servizi tipicamente operativi, correndo quando arriva la chiamata della centrale, al lavoro in caserma, parlando con le persone che ad esempio devono sporgere le denunce. «Non dimenticherò mai – racconta – quando a Villagrande, nella mia isola, ci fu l’alluvione. Erano i primi anni del Duemila. Mio padre, che è carabiniere, buttandosi sotto l’acqua e il fango salvò una mamma e suo figlio piccolo. Il bambino, che ora è un ragazzo, quando lo vede gli corre ancora oggi incontro. Quando ero piccola mio papà mi raccontava sempre cose belle, ma a volte l’ho anche visto molto giù di morale. Certi giorni neanche mangiava. .. Mi diceva: “Bisogna farci forza...”. Il nostro è un lavoro che ti entra dentro e le emozioni non vanno mai via». 
 
Irene, se ha un dubbio, può sempre contare su suo padre: «Ma poi decido io». «Noi – racconta la ventiduenne, che fra pochi giorni festeggerà 23 anni – integriamo l’uomo dove non arriva, mentre lui aiuta noi dove noi non possiamo arrivare. Le differenze sono cose molto belle». Molte le rinunce che ha dovuto fare, a 20 anni, arruolandosi nell’Esercito prima di entrare nei carabinieri: «Ho rinunciato al colore dello smalto e soprattutto alle uscite con gli amici – conclude – perché la maggior parte di loro li ho dovuti abbandonare, visto che rispetto alla mia, non fanno una vita consona. Gli orari sono diversi, noi alla scuola avevamo molte restrizioni. Mi reputo comunque molto fortunata ad avere un lavoro, non tutti alla mia età purtroppo possono dire la stessa cosa. Sono orgogliosa di essere una carabiniera». 

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di Redazione web