Il Tirreno

Livorno

Di tumore alla mammella si guarisce «Così ridiamo qualità di vita alle donne»

Giulio Corsi
Di tumore alla mammella si guarisce «Così ridiamo qualità di vita alle donne»

Il primario Barellini: «Con l’oncoplastica demolizione della neoplasia e ricostruzione del seno nello stesso intervento»

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Giulio Corsi

LIVORNO. Oncoplastica. È la parola chiave con cui la Senologia degli Spedali Riuniti si sta affermando come riferimento per le donne livornesi e sempre più spesso per quelle provenienti da fuori città e da fuori provincia che scelgono la Brest Unit di viale Alfieri per operarsi di tumore alla mammella.

«È un approccio chirurgico che combina due obiettivi contemporaneamente, quello di raggiungere la miglior radicalità oncologica e allo stesso tempo il miglior risultato ricostruttivo», spiega Leonardo Barellini, 51 anni, da quattro mesi primario del reparto.

«A fronte di un sostanziale consolidamento del numero dei nuovi casi di tumore al seno, assistiamo in maniera costante a una riduzione della mortalità, tanto che la sopravvivenza a cinque anni si attesta attorno al 90% – racconta Barellini –. È per questo che bisogna dare qualità di vita alle pazienti. Dal momento in cui in molti casi il tumore alla mammella si cura bene, quello che dobbiamo saper proporre è anche un buon risultato ricostruttivo. Una donna si confronta con la propria immagine, trova un risultato che la soddisfa e questo la aiuta a superare l’evento malattia».

Il significato dell’oncoplastica è strettamente collegato proprio a questo aspetto, sia a livello clinico che psicologico. «Ci crediamo molto e siamo soddisfatti degli ottimi risultati che ci sta dando», dice il primario.

DUE TRATTAMENTI IN UNO

Per poter praticare l’oncoplastica è necessario che il chirurgo senologo si occupi di tutto il trattamento chirurgico, sia della parte demolitiva che di quella ricostruttiva: egli studia il caso clinico, esegue il disegno del progetto chirurgico sulla paziente, progetta tutto l’intervento ed è in grado di svolgere sia la parte demolitiva che quella ricostruttiva in autonomia, ottenendo i risultati migliori per radicalità oncologica e risultato ricostruttivo-estetico e anche nella gestione di eventuali complicanze.

In questo senso la strada era stata tracciata da Donato Casella, fondatore della Breast Unit livornese ed è stata seguita con convinzione da Barellini. Non è un caso che il reparto continui a crescere a livello di numeri e adesso abbia in forza cinque chirurghi: «Abbiamo costituito un gruppo importante, sono arrivati quattro medici, Matteo Bardelli, Dario Cassetti, Filippo Di Meglio, Simone Miccoli, tutti giovani ma con esperienze importanti alle spalle, al Sant’Orsola di Bologna, alla chirurgia senologica delle Scotte di Siena, alla Sapienza di Roma e alla senologia di Pisa – sottolinea Barellini –. La costituzione di un gruppo come questo permette un’organizzazione migliore del lavoro. Tutti vengono in sala operatoria con me e stanno acquistando un sempre maggior grado di autonomia».

430 interventi l’anno

I numeri, dicevamo: il reparto viaggia a circa 430 interventi l’anno, di cui 240 oncologici.

Per aumentare l’attività chirurgica, anche considerando la scarsa disponibilità del blocco operatorio di viale Alfieri, l’equipe di Barellini si sposta anche a San Rossore, con cui l’Asl ha attivato una convenzione, esattamente come ha fatto a livello ortopedico con la clinica San Camillo di Forte dei Marmi dove opera in trasferta Antonio Augusti con la sua equipe.

In una settimana le ore di sala operatoria sono una trentina, ripartite tra viale Alfieri e San Rossore. «Riusciamo a operare 36 pazienti al mese; abbiamo preso l’abitudine di indicare la data esatta dell’intervento nel momento in cui facciamo la proposta chirurgica. Crediamo che sia importante a livello psicologico sapere quando sarà effettuata l’operazione - sottolinea il primario –. In un mese effettuiamo 20 primi casi di tumore, riuscendo a rispettare i tempi previsti per la classe A, che è quella degli interventi oncologici, che sono di 30 giorni al massimo». —

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