Il Tirreno

Livorno

Crepa di 10 metri sulla strada dove Matteo è morto in moto

Stefano Taglione
A sinistra la crepa sull'Arnaccio dove Matteo Pipola (a destra) ha perso il controllo della sua moto (foto Marzi)
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A sinistra la crepa sull'Arnaccio dove Matteo Pipola (a destra) ha perso il controllo della sua moto (foto Marzi)

Collesalvetti: lo studente di 24 anni ha perso il controllo della sua Ktm passando sul dislivello. Poi lo schianto sul cartello della segnaletica di Biscottino: «Strada pericolosa»

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COLLESALVETTI. Una crepa – con diversi avvallamenti – lunga almeno dieci metri. Matteo Pipola – studente livornese di 24 anni ed ex soccorritore della Misericordia di Montenero – ha perso la vita così. Sbandando in moto su un tratto dissestato dell’Arnaccio, 30-40 metri prima del cartello di Biscottino, alle 9.30 di sabato 7 marzo. Proprio contro il segnale della frazione il ragazzo è stato scaraventato con violenza, dopo aver perso il controllo della sua Ktm. Finendo del fosso e morendo sul colpo, nonostante i volontari della Pubblica assistenza di Collesalvetti (con il medico del 118) abbiano provato a rianimarlo per più di un’ora, insieme ai colleghi della Misericordia di Vicarello, dopo averlo tirato su dall’alveo a bordo strada.

I rilievi della polizia municipale di Collesalvetti, diretta dal comandante Paolo Cecconi, confermerebbero la dinamica. Il ragazzo, in moto, ha sbandato proprio passando sopra la crepa, un dislivello di qualche centimetro che gli avrebbe fatto completamente perdere il controllo della sua “690 Smc”. Ha sbandato verso destra, avvicinandosi pericolosamente al fosso. Ci sono i segni delle gomme, il disperato tentativo di frenata. Poi l’impatto violentissimo con il cartello di Biscottino, staccatosi di netto e finito nel fosso insieme al ragazzo, con i tubi Innocenti piegati su se stessi.

Non è stato facile per i soccorritori riuscire a raggiungere il giovane nel fossato. Con l’aiuto dei carabinieri di Pisa – colleghi del padre Pierpaolo Pipola, ex comandante in seconda della stazione di Montenero e maresciallo capo alla stazione di Pisa centro – sono riusciti a portarlo su sulla barella spinale, cercando poi di rianimarlo per oltre un’ora. Il corpo del ragazzo era completamente immerso nel fango, mentre la moto nella carambola aveva oltrepassato l’alveo del fosso, dal lato dei campi, un metro sopra il centauro, che indossava ancora il casco, che pur resistendo non è bastato a salvargli la vita. «Quel tratto di strada è pericoloso anche in macchina, se non tengo entrambe le mani piantate sul volante pure in auto si sbanda», scrive una donna al Tirreno commentando la notizia della tragedia.

La responsabilità dell’arteria è di Anas e al momento dall’indagine della procura di Livorno – la pm di turno che coordina l’inchiesta è la dottoressa Antonella Tenerani – non vi sono indagati. Il lavoro degli inquirenti, e del perito che verrà incaricato di ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente, stabiliranno se vi siano eventuali responsabilità di chi gestisce la statale 67bis “Tosco Romagnola”. Per dare una risposta certa il consulente tecnico d’ufficio dovrà capire quanto hanno influito nell’incidente mortale la velocità della moto e la crepa (con il dislivello) lungo la strada. Ovvero se l’asfalto dissestato è stato comunque determinante a causare la morte del ventiquattrenne indipendentemente dalla velocità che aveva raggiunto in quel momento lungo il rettilineo spartiacque fra le province di Livorno e Pisa. —

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di Redazione web