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Protezione civile e volontari, l’anno di corsa contro il Covid

J.G.
Protezione civile e volontari, l’anno di corsa contro il Covid

Distribuite mezzo milione di mascherine, 920 i servizi per animali e famiglie Convenzione anti-assembramenti. «Ma il peggio per l’economia deve venire»

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livorno. È passato un anno da quando il sindaco alzò la cornetta e telefonò alla prima famiglia colpita in modo grave dal covid in città. È passato un anno anche da quando, il 4 marzo del 2020, fu decisa l’apertura a oltranza del Centro operativo comunale per fare fronte all’emergenza sanitaria. «Quel giorno iniziammo a guardarci negli occhi con la protezione civile, con la sensazione che stava iniziando una fase dai connotati indefiniti: l’anno che è venuto dopo è stato fatto di un impegno enorme e anche di fasi di grande preoccupazione...». Poi dietro alle sensazioni ci sono i numeri. «Quelli degli interventi serviti per cercare di non lasciare sole le famiglie», dice Luca Salvetti.

Ieri il sindaco ne ha messi in fila alcuni insieme alla comandante della polizia municipale, Annalisa Maritan, e al responsabile della protezione civile, Lorenzo Lazzerini.

Raccontano ad esempio che nell’ultimo anno, nel periodo di massima emergenza da coronavirus, a cavallo tra un lockdown e l’altro, la macchina della protezione civile comunale insieme al mondo del volontariato ha distribuito alle 72.775 famiglie residenti e alle 270 domiciliate a Livorno più di mezzo milione di mascherine anti-virus fornite dalle autorità competenti (in tutto 511mila). Oppure che sono stati organizzati 920 servizi per aiutare gli animali delle famiglie in quarantena e in isolamento, ad esempio per prestare assistenza a 41 cani. O ancora che per 84 volte ci si è organizzati per portare la spesa con i beni di prima necessità nelle case di chi era in isolamento. «Poi ci è stato anche chi ci ha chiesto di andare a innaffiare l’insalata e le piante nell’orto rimasto incustodito», raccontano gli addetti ai lavori.

Tutto questo, come sottolineano a turno Maritan e Lazzerini, sarebbe stato impossibile senza la rete del volontariato. Alcuni volontari in divisa erano presenti ieri mattina a distanza nella sala cerimonie del municipio, in rappresentanza delle associazioni che dall’inizio della pandemia hanno tenuto in moto la macchina della risposta al virus, insieme alla struttura della protezione civile (passata nel frattempo da 8 a 13 persone) e a quella della polizia municipale (in tutto 169 agenti).

Supporto ai soggetti fragili, consegna delle spese, dei farmaci, gestione degli animali domestici. I dati dicono che insieme dodici associazioni hanno messo a disposizione 156 volontari per 1.246 turni: Anfi, Anpana, Associazione nazionale carabinieri, Cisom, Croce rossa, Cives, Etruria soccorso, Radio club Fides, Anps, le Misericordie e Svs, cui vanno aggiunte altre realtà sparse sul terriorio come Assonautica rescue.

Il momento più difficile di questo anno di emergenza covid? «Il primo lockdown, quando all’inizio eravamo sprovvisti anche delle misure di protezione», racconta Lazzerini. «Il giorno in cui abbiamo iniziato a distribuire i buoni spesa in piazza Civica e abbiamo visto lo sguardo di tante persone in difficoltà», dice Salvetti. Ma che sul fronte dell’emergenza economica, più che sanitaria, «il peggio deve ancora venire» lo ammette lo stesso sindaco, pur provando a dire che «Livorno soffre ma sa adattarsi»: «Il peggio deve ancora venire quando ci sarà la fine del blocco dei licenziamenti e degli sfratti». E ci sarà da gestire «l’emergenza comportamentale, non solo dei nostri giovani, quando fuori dalla pandemia si ha la tendenza a recuperare il tempo perduto».

È per cercare di ridurre gli assembramenti che – fa sapere la comandante dei vigili – dopo un bando è stata appena firmata una convenzione con la Misericordia di Antignano e la Misericordia di via Verdi: i volontari aiuteranno gli agenti a scoraggiare gli assembramenti in luoghi sensibili e più frequentati della città, come il lungomare, il Mercato centrale e il mercatino del venerdì. —

J.G.

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