Gioco
Le nostre scuole, ora investiamo sui giovani
Il commento. Edilizia scolastica, manca la programmazione: il Tirreno chiama le istituzioni
Livorno ha un serio problema di edilizia scolastica almeno per quanto riguarda l’istruzione superiore. Da troppo tempo gli studenti livornesi si trovano infatti a fare i conti con spazi angusti, sedi distaccate improvvisate, laboratori superati, palestre insufficienti. Una situazione complicata che condiziona negativamente il diritto allo studio di tante ragazze e di tanti ragazzi della nostra città. Così accade che, in vista dell’inizio di ogni anno scolastico, il Tirreno si ritrovi puntualmente a raccontare le polemiche, le proteste e le difficoltà di reperire aule capaci di accogliere in maniera dignitosa gli studenti di uno o dell’altro indirizzo. Questo perché purtroppo manca – da parte degli enti preposti – una programmazione che sia legata ai flussi delle iscrizioni e si preferisce continuare ad andare avanti con soluzioni tampone o decisioni d'emergenza. Tutti gli anni è la solita musica. Anzi, è sempre peggiore.
Ma continuare a mettere toppe non può risolvere il problema, anzi c'è il rischio serio che la situazione all'improvviso si strappi. Qualche esempio? Il “grande” liceo Cecioni, che ogni hanno vede crescere il numero di studenti, da tempo si appoggia come succursali al Buontalenti e all’Iti Galilei ma quest’anno i nuovi iscritti sono talmente numerosi i che la dirigenza ha respinto le aspirazioni di una sessantina di giovani. A proposito dell’Iti, invece, è stata ristrutturata una palazzina finora inutilizzata dell’Orlando. Il Nautico Cappellini, esaurite le aule disponibili, è stato costretto a far emigrare alcune classi nei fondi commerciali sfitti di Porta a mare (in questo caso anche per colpa del Covid) , trasformati in aule d’emergenza, che già in passato erano stati utilizzati dal liceo Enriques. Proprio in quest’ultimo istituto si registra la situazione peggiore: in attesa della “scuola promessa” (il Calafati ristrutturato), i liceali nel corso del loro peregrinare si sono prima accampati nelle aule-negozio di Porta a mare, dopodiché sono stati fatti emigrare in un piano dell’istituto Buontalenti e poi, dopo lunga attesa e con un complesso sistema di rotazione, hanno preso possesso dell’edificio in zona Goldoni che apparteneva al liceo classico. Ma all’Enriques la nuova succursale è già insufficiente: ormai da anni in forte espansione di iscritti, il liceo di via della Bassata per il prossimo anno accademica ha circa sette classi in esubero che non sa dove piazzare.
Di fronte a una situazione come è arrivato il momento di dire basta. Al Tirreno non è più sufficiente rappresentare quello che accade, documentando i disagi e raccogliendo gli sfoghi di ragazzi, insegnanti e famiglie. Il Tirreno vuole compiere un passo in avanti e come giornale della città intende contribuire per quanto possibile a dare una soluzione a questo a questa problematica che si è cronicizzata. Non c’è alcun interesse, in questa fase, nell’attribuire responsabilità a una o all’altra istituzione, ci interessa invece che gli studenti livornesi non si debbano trovare tutti gli anni ad elemosinare un aula decente in cui poter apprendere, istruirsi, imparare e crescere. Il fatto che in tutti questi anni non si sia riusciti a trovare la soluzione non vuol dire che questa sia impossibile.
Anche noi vogliamo metterci in gioco – il ruolo del Tirreno è stare in stretto ascolto con le comunità di riferimento – provando a capire dove sia il problema che impedisce a Livorno di avere una edilizia scolastica in grado di corrispondere al fabbisogno degli studenti. E allora ci viene da chiedere perché, per esempio, non si è ancora proceduto a ristrutturare l’istituto Calafati, chiuso ormai da tre anni e che invece potrebbe dare un importante risposta in termini di aule? Lo chiediamo alla Provincia, che è l’interlocutore privilegiato essendo competente in materia, ma vogliamo coinvolgere anche il Comune, il Provveditorato agli Studi, la Regione Toscana e il ministero dell’Istruzione. Mancano le risorse economiche per effettuare i lavori? Ci sono problemi strutturali che impediscono il buon esito dell’operazione? O c’è dell’altro ancora? Ditelo chiaro e tondo una buona volta affinché il Tirreno possa amplificare le istanze di una città presso chi può dare una risposta risolutiva.
E ancora: esiste a Livorno la possibilità di costruire nuovi istituti? Ci sono altre strutture pubbliche che possono essere destinate ad uso scolastico? È ipotizzabile un diverso utilizzo degli impianti esistenti - ci sono scuole che continuano a crescere e altre a diminuire - sulla base dell’orientamento delle iscrizioni? Di tutto questo il Tirreno vorrebbe parlarne con le istituzione, nella convinzione che serva un nuovo piano di rilancio dell’edilizia scolastica. La politica è l’arte di amministrare la cosa pubblica ed ha quindi il compito, impegnativo ma meraviglioso, di dare risposte ai cittadini e di migliorare la qualità della loro vita. Se la politica invece rimanda sempre le decisioni, arroccandosi dietro le norme e difendendosi con la burocrazia, si trasforma solo in un’occasione sprecata. Scusate il vostro cronista se si è troppo accalorato su questo tema, ma investire sui giovani è la priorità sociale: in questo frangente storico, scommettere sulla scuola è decisivo per il nostro futuro. Il Tirreno c’è, e voi?
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