Il Tirreno

Livorno

la testimonianza di una residente 

«Vivere qui è sempre peggio ma la banda è della Scopaia»

S. Tag.

La donna chiede l’anonimato e abita nella zona dal 1984: «Prima nelle case popolari c’erano i ragazzi con i coltelli ora non c’è rispetto per niente»

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LIVORNO. «Io vivo qui dal 1984, quando mi sono comprata la casa da una cooperativa. All’epoca, negli alloggi popolari, c’erano i ragazzi con i coltelli. Questo non è mai stato un posto tranquillo. Ma forse un tempo si viveva meglio, visto che ultimamente la situazione è notevolmente peggiorata. Non c’è rispetto per niente e per nessuno, hanno distrutto gli arredi dei parchi, la sera ho paura a uscire perché ci sono questi ragazzi che bevono e a volte si ubriacano nel parco. Non so come facciano le persone che abitano in via Botticelli, proprio sopra i giardinetti».

A parlare – chiedendo l’anonimato, «Ho paura di ritorsioni», ammette – è un’anziana che abita vicino al parco pubblico di via Giotto. Testimone, ogni pomeriggio, degli assembramenti e a volte del caos provocato dai ragazzi: «Non sono giovani che abitano qui – spiega – ma vengono dalla Scopaia, dalle case popolari di nuova costruzione. Là non c’è niente, qui invece ci sono posti in cui si possono rannicchiare, perché il parco è enorme e con molte vie di fuga».

Ma nel quartiere c’è anche chi minimizza. Come una donna seduta su una panchina che sta guardando gli anziani fare ginnastica proprio dove la diciassettenne, poche ore prima, si è sentita male finendo in coma etilico: «È il minimo che possano fare dei ragazzi – racconta – Se va tutto bene? Secondo me sì. Il coma etilico? Bisogna vedere se era davvero come etilico, io ieri (mercoledì pomeriggio ndr) non c’ero...». Il coma etilico, era vero. Anche se lei non c’era: «Abbiamo visto arrivare l’ambulanza – raccontano dalla vicina farmacia – ma lì per lì non abbiamo capito che cosa stava succedendo. I nostri clienti ci dicono che il parco si riempie dopo che chiudiamo, verso le 20, e che sì i ragazzi spesso si portano le bottiglie di alcol dietro e bevono...».

Quanto ha accaduto ha stupito anche alcuni frequentatori del bar del centro commerciale naturale. Anche loro preferiscono non apparire con nome e cognome, sempre per paura che qualcuno possa obiettare qualcosa dopo le loro pur semplici parole: «Credo che questi ragazzi non abitino in questo quartiere – racconta un avventore – perché altrimenti avremmo saputo di una diciassettenne in coma etilico. Certo, è chiaro che dopo un fatto del genere, gravissimo, tutti terranno la bocca chiusa. Solitamente i ragazzi giocano a pallone, tirandolo pure sulle saracinesche. Conosciamo i loro genitori, sappiamo chi sono, ma il coma etilico va oltre, è un fatto gravissimo che non dovrebbe più accadere». —

S. Tag.

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