Toscana
La protesta dei “precarissimi” «Da ora incrociamo le braccia»
Gli addetti di Intempo si sono stufati: lavorano con contratto di un giorno per volta Slitta l’intesa e loro non rispondono alla chiamata per la nuova nave di Grimaldi
LIVORNO. Avrebbero dovuto lavorare alla “Eco Livorno”, la nuova nave della flotta Grimaldi, sulle banchine Sintermar ma i super-precari del porto – 24 addetti di Intempo – hanno deciso di non rispondere alla chiamata: se fossero lavoratori “normali” lo chiameremmo “sciopero” ma tecnicamente è impossibile perché questi addetti hanno contratti in cui fra l’assunzione e il licenziamento passano poche ore.
Quella di ieri è stato il primo “sciopero” con la mancata risposta. «Malgrado tante promesse l’Alp – dicono Filippo Bellandi e Giulia Biagetti, sindacalisti Cgil che seguono questa battaglia – non ha ancora siglato in via definitiva l’accordo che garantirebbe ai lavoratori Intempo l’applicazione di contratti a termine part-time al posto di contratti di un solo giorno». Dal fronte sindacale si afferma che su tale accordo si era arrivati a «una intesa sostanziale con l’amministratore unico di Alp Matteo Trumpy» ma in extremis la ratifica ufficiale «è saltata slittando a data da destinarsi».
Secondo quanto riferisce Bellandi, l’assemblea dei soci Alp si è riunita «ma – tiene a sottolineare – Trumpy si è dimesso: a quanto apprendiamo nei prossimi giorni la guida della società sarà affidata a un consiglio di amministrazione». E aggiunge: «La sensazione è che si tratti di una tattica per rimandare ancora una volta la firma dell’accordo sui lavoratori Intempo: dovrà essere il consiglio d’amministrazione a ratificare l’intesa sui contratti dei lavoratori Intempo».
Fin qui potrebbe trattarsi di una delle tante “patate bollenti” nei complicati rapporti fra operatori all’interno di un porto sempre più litigioso. Non è solto questo e non è un caso che lo “sciopero” abbia finito per colpire il lavoro di carico e scarico della nuova nave Grimaldi.
L’introduzione delle tre nuove navi sulle linee che toccano il porto di Livorno da parte della compagnia dell’armatore napoletano, uno dei principali clienti del porto, segna un cambio di paradigma: si tratta di mezzo migliaio di semirimorchi da caricare e altrettanti da scaricare con la concentrazione dei carichi in modo tale che si concentrano i tempi di lavoro intensissimo lasciando i “buchi” dei tempi morti.
A dar credito anche ad alcuni operatori, rischia però di mettere in fibrillazione l’organizzazione del lavoro portuale come l’abbiamo conosciuta a Livorno. «Non ce la fa a esser pagata dalla merce»: nel senso che i tempi morti pesano sui bilanci e il superattivismo nei momenti-clou non offre ricavi in grado di tenere in piedi i conti. A meno che non si ristrutturi il modello livornese – e questa è una delle ipotesi sulle quali si sta ragionando – attorno a una trasformazione del soggetto art. 17, finora rappresentato dall’Alp, facendolo diventare un forte polmone di manodopera che colma le fasi di “bassa” grazie all’indennità di mancato avviamento, una sorta di cassa integrazione momentanea.
È una questione sotto i riflettori di Palazzo Civico: l’assessora al porto Barbara Bonciani ricorda la centralità del lavoro portuale nelle varie “cabine di regia città porto da aprile 2019 a oggi: all’Authority è stato chiesto di mettere nero su bianco il Piano dell’organico del porto: è «uno strumento capace di dare flessibilità e sicurezza ai lavoratori, ma anche di migliorare la loro professionalità, garantendo un futuro dignitoso e di qualità». C’è bisogno, per Bonciani, che il porto faccia comunità.
In tutto questo i precari di Intempo si ritrovano a esser diventati essenziali per far quadrare i conti del fabbisogno di manodopera, ed ecco che provano a farlo pesare per risolvere una vicenda paradossale che si trascina da anni e anni.
«Dispiace evidenziare come i soci di Alp – dice il sindacalista che guida il Nidil in casa Cgil – si dichiarino a parole contro la precarietà ma poi nei fatti agiscano in maniera opposta». Bellandi chiede che a questi lavoratori siano date garanzie: invita Alp a far chiarezza in tempi brevi. «Al consiglio di amministrazione chiediamo perciò di riunirsi urgentemente in forma straordinaria per dar mandato a Trumpy, formalmente ancora in carica, di siglare l’intesa definitiva sui contratti».
Mauro Zucchelli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
