Toscana
La finanza dona all’ospedale le mascherine sequestrate
Vendute come Ffp2 ma non lo erano: tredicimila saranno usate negli uffici
LIVORNO. Nei mesi scorsi la guardia di finanza aveva sequestrato una maxi fornitura di mascherine destinate agli ospedali dell’Asl Toscana Nord Ovest: si trattava di dispositivi commercializzati come “Ffp2”, dunque con un alto livello di filtraggio, ma che non erano corredati della prevista certificazione europea.
Gli accertamenti successivi accertarono che le mascherine in realtà non garantivano il filtraggio delle “Ffp2”, ma potevano essere utilizzate come mascherine di comunità in contesti a basso rischio di contagio.
E così ieri mattina il comandante delle fiamme gialle livornesi, Gaetano Cutarelli, ha consegnato 13mila di questi dispositivi al direttore dell’ospedale Luca Carneglia.
«Il materiale – ha spiegato Cutarelli – veniva venduto come dispositivo di protezione individuale Ffp2 ovvero la cui capacità filtrante possa permetterne l’utilizzo anche in ambienti ad alto rischio Covid. Le mascherine non erano però accompagnate dalle necessarie certificazioni. Questo ha fatto scattare dei controlli che hanno evidenziato come in realtà non rispondessero ai requisiti previsti per tale utilizzo. Il materiale però può tranquillamente essere utilizzato in ambienti a basso rischio come quelli amministrativi. Per questo abbiamo richiesto il dissequestro alla procura di Lucca e deciso la consegna all’Asl Toscana nord ovest».
Le mascherine saranno utilizzate dagli addetti amministrativi dell’ospedale di Livorno e dell’azienda sanitaria.
«Dobbiamo dire due volte grazie alla Guardia di Finanza – ha commentato il direttore degli Spedali Riuniti, Carneglia –. Da una parte ha disposto la consegna di mascherine che possono tranquillamente essere utilizzate come dispositivi di comunità permettendo la limitazione della diffusione del contagio. Dall’altra, ha evitato che arrivasse a disposizione del materiale che non garantisse sicurezza ai nostri operatori».
Le “Ffp2” infatti vengono utilizzate nei reparti a rischio, come le corsie in cui sono ricoverati i malati infetti: gli operatori avrebbero in questo modo rischiato di contagiarsi usando dispositivi non adeguati.
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