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Livorno

cambio al vertice 

Si insedia il nuovo questore: «Voglio una polizia gentile»

Stefano Taglione
Si insedia il nuovo questore: «Voglio una polizia gentile»

Roberto Massucci, 54 anni, arriva da Terni: «Il dialogo conta più delle sanzioni» Si presenta con una mascherina amaranto, «un omaggio alla squadra di calcio»

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Stefano Taglione

livorno. Si è presentato ai colleghi indossando una mascherina amaranto: «Mi sento già livornese ed entrando in questura ho avuto la sensazione di essere a casa mia: sono orgoglioso di lavorare in un posto così bello, con un mare fantastico». Sono state le prime parole del nuovo questore Roberto Massucci, da ieri al vertice di via Fiume al posto di Lorenzo Suraci. Romano di 54 anni, sposato e con tre figlie, ha subito messo in chiaro i suoi concetti: «Una polizia dal volto umano, gentile, che in un periodo duro come questo entri in empatia col cittadino senza vessarlo».

IL CALCIO

Massucci, dal 2006 al 2015 responsabile operativo della sicurezza della nazionale italiana di calcio, è fra i massimi esperti d’Italia di ordine pubblico e manifestazioni sportive, tematiche per cui ha tenuto docenze e curato pubblicazioni. Non a caso, nell’insediamento, ha iniziato parlando di pallone. «Ho scelto questa mascherina amaranto per il Livorno – ha detto – e so quanto sia importante per una città avere un riferimento calcistico, che purtroppo ora non sta dando molte soddisfazioni. Nel 2006 sono stato campione con la nazionale italiana di calcio e a Terni, la città da dove provengo come questore, la Ternana sta polverizzando tutti i record con Cristiano Lucarelli in panchina. Spero di portare fortuna...».

«PIù DIALOGO MENO MULTE»

Fondamentali per lui l’educazione, il dialogo e la gentilezza. Concetti che ha ribadito al personale e che dovranno venire prima delle sanzioni amministrative. Dialogare e sensibilizzare, insomma, prima delle multe, anche quelle anti-Covid. In linea col suo predecessore Suraci. «Ho sempre pensato che il profilo ideale del poliziotto fosse quello di una persona gentile che entra in empatia con i cittadini – ha spiegato – e non dimenticherò mai l’insegnamento di un mio collaboratore purtroppo morto in una sparatoria: quando uscivamo per una pizza incontrava persone strane che lo salutavano con affetto. Erano uomini che aveva arrestato. Una volta mi ha detto: “Dottò, dopo che gli abbiamo messo le manette sono tutte persone, meritano rispetto”. Bisogna avere la forza, da rappresentanti dello Stato, di porsi con gentilezza».

al fianco dei giovani

Niente incontri spot con i giovani nelle scuole, ma un progetto a lunga gittata: «Bisogna lavorare con continuità – ha spiegato – per piantare i semini. Se anche un solo semino germoglia, sarebbe una grave vittoria: vorrebbe dire che avremmo tolto un giovane dalle strade sbagliata della vita». Per il questore «la sicurezza è un bene da condividere e non si può ottenere militarizzando la città». «Non potremmo mai controllare tutto – aggiunge – ma dobbiamo “sorvegliare” Livorno curando il rapporto con i giovani, con le scuole e grazie alle tecnologie, valorizzando le culture dei territori. Se le persone si comportano bene ci sarà un alto livello di sicurezza, altrimenti no. Quindi comportiamoci bene».

«LIVORNO È STUPENDA»

Massucci non era mai stato a Livorno. Ma si è già documentato: «Sono appassionato di storie delle comunità – sostiene – e già so cose che non tutti sanno di Livorno. Entrando dalla Fi-Pi-Li ho provato due emozioni: la prima vedendo l’interporto, grande ammirazione e potenzialità economiche importanti di fronte a quei capannoni e a quei container. Poi in centro e sul lungomare le bellezze architettoniche e il mare. Fino a pochi giorni fa ero un questore di foresta, vengo da Terni e il mare lo devono nelle cartoline. Quando andrò via da qui, come accaduto in Umbria, sarà un colpo a cuore...».

il problema della droga

Massucci ha parlato anche dell’elevato consumo di droga. «Livorno non è immune da questa piaga – ha detto – ma insieme alla mancata responsabilità dei giovani, c’è una mancata responsabilità degli adulti. Sono convinto che l’unica risposta alla droga sia un no senza sé e senza ma. Tutte le storie di overdose, del resto, iniziano con una canna. Bisogna avere una chiarezza culturale: le dipendenze sono elementi sui quali dobbiamo lavorare a 360 gradi. Uno spacciatore in un mese guadagna tanti soldi, a Terni in un’operazione abbiamo appurato che incassavano quindicimila euro al mese. Se ne arresti uno, ne arriva subito un altro. Bisogna intervenire su chi consuma gli stupefacenti, agendo sui giovani anche con tolleranza e comprensione. In tutto questo la polizia ha un ruolo importante. Rappresentiamo uno Stato che deve saper dire, se necessario, “Grazie, scusate e per favore”». —

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