Gioco
Porto, parte a Livorno iI master per i manager del futuro: «Così investiamo nella formazione»
Alleanza fra università e istituzioni livornesi. D’Agostino: gli scali saranno un polo dal quale far transitare tecnologia. «In concessione non soltanto le banchine ma anche le profondità del mare»
LIVORNO. C’era una volta il lavoro portuale fatto di stiva e banchina, c’era un passato remoto fatto di balle tirate fuori a forza di braccia. Oggi le logiche delle grandi rotte commerciali viaggiano su altri piani e guai a non impararle. Se n’è avuto un assaggio nell’evento inaugurale del master universitario di primo livello in logistica nato su una idea di Federmanager, e sviluppato grazie a ForMare Toscana dall’Università di Pisa in tandem con la Camera di Commercio grazie all’impulso dato dall’Authority.
Si rafforza il Polo universitario di logistica a Villa Letizia creato ai tempi di Giovanna Colombini, assessore della giunta Cosimi, dall’alleanza fra ateneo pisano, Authority, Comune e Fondazione Livorno: man mano nella nostra città si è strutturata una “fabbrica” della ricerca che ora “vale” almeno 300 “cervelli”. Peccato che le regole anti-contagio abbiano sconsigliato di mettere in agenda un appuntamento dal vivo: tutto via Teams. Del resto, proprio l’impatto del Covid sull’economia era il “convitato di pietra”....
Ma non c’è solo il virus a cambiare radicalmente le nostre vite: dalla plancia di comando dell’Authority di Trieste, Zeno D’Agostino – del quale il numero due di Palazzo Rosciano, Massimo Provinciali, ha sottolineato «il talento manageriale, la sensibilità politica e la passione per l’innovazione» - ha spiazzato tutti immaginando un futuribile che è già presente. L’ha fatto invitando a un primo salto di paradigma: guardare alla programmazione del porto non più su due dimensioni («come accade sempre su una mappa tipo Prg») bensì su tre, guardando cioè anche alla profondità del mare. L’ha fatto chiedendo un altro “salto”, dopo quello che abbiamo fatto con il Covid: gli effetti del cambiamento climatico (e qui, inutile dirlo, ciascuno ha pensato all’innalzamento dei mari e a cosa significa per le infrastrutture portuali).
La capriola nel futuro? Immaginare il porto non solo come l’utilizzo delle banchine. A Trieste (che D’Agostino vede «così simile a Livorno nell’informatizzazione degli ingressi e nel rapporto con l’interporto). L’esempio concreto è già nell’oggi: una concessione – formale come quelle sulle banchine – affidata a Saipem per un pezzo di mare di 300 metri per mille in profondità come “palestra” per droni subacquei. Sempre sott’acqua è la concessione per l’attività di una società indonesiana che si occupa di alghe. Insomma, se dal tempo della flotta del Faraone fino ai giganti Msc da oltre 20mila teu il porto è rimasto grossomodo la stessa cosa, cioè il luogo dove si imbarcano e si sbarcano merci spedite via nave, può cambiare il resto dell’approccio all’utilizzo di questo spazio fra terra e mare. A cosa pensa? A un «polo tecnologico digitale» dove «produrre energia e dove transita la logistica dei cavi sottomarini» («da lì transita buona parte delle informazioni digitali») Non è tutto: sott’acqua il manager pensa anche a «grandi centri-dati che usino la profondità subacquea per mantenere la temperatura adatta»
Non è un esercizio di fanta-portualità, D’Agostino coglie al balzo la palla di un master universitario per dire che «servono menti in grado di guardare lontano». L’«importanza del capitale umano» (e della cultura d’impresa) la sottolinea, con altri accenti, Piero Neri, presidente di Confindustria, nell’altra relazione-clou della giornata: invece il nostro Paese «per ogni euro speso nell’istruzione ne spende 3 e mezzo in pensioni, per ogni euro speso in formazione universitaria, 44 vanno in pensioni». Ma è alla “next generation” che deve guardare il Recovery: perché «l’età dei piccoli imprenditori si è innalzata nell’ultimo decennio» e nel frattempo quelli in età 30-49 anni «sono 400 mila in meno». Aggiungendo poi: il metro per misurare lo sviluppo «non saranno più gli aumenti di volumi di merce movimentata». Ma si può chiedere a giovani brillanti di «investire in anni di studio, di stage e di master» se si creano le condizioni perché ne ricavino qualcosa. Ma l’Italia ha il record di ragazzi “né né” (che né studiano né lavorano) e a Livorno la disoccupazione giovanile è «al 21%» mentre il numero di laureati in ingegneria, matematica o discipline scientifico-tecnologiche così come di diplomati Its è «del tutto insufficiente rispetto ai fabbisogni del sistema produttivo».
In precedenza, a dare il “calcio d’inizio” del master erano stati il rettore dell’università di Pisa, Paolo Maria Mancarella insieme all’ingegner Gianluca Dini, direttore del Polo universitario di logistica (Polog), e a Giovanna Colombini, in rappresentanza della Fondazione Livorno nel “Comitato strategico e di indirizzo” del Polo di logistica, l’amministratrice che più si è battuta per far germinare questi pezzi di università e di ricerca a Livorno (incluso lo Scoglio della Regina). Nell’agosto scorso è stata rinnovata dal Comune la convenzione quadriennale che, in tandem con Authority e Fondazione Livorno, è alla base del “Polog”, ha ricordato l’assessora Barbara Bonciani. La futura Darsena – ha detto – avrà standard di innovazione 5.0 e, a fronte di un’età media elevata della forza lavoro in porto, ci sarà bisogno di nuove competenze «in grado di governare processi complessi a forte spinta tecnologica».
«Noi dell’Authority siamo stati sempre presenti in iniziative di formazione e alta formazione», sono le parole del segretario generale Massimo Provinciali («il lavoro portuale non è più quello di trent’anni fa», occorre «preparare le generazioni ai cambiamenti del futuro»). Lo ribadisce il presidente di Palazzo Rosciano, Stefano Corsini: «Abbiamo il dovere di strutturare un sistema di formazione portuale» con l’ambizione di «rendere adeguate le competenze professionali dei lavoratori rispetto alle cambiamenti organizzativi, tecnologici ed economici del settore». Per il presidente di Federmanager, Roberto Consigli, è questa «un'occasione unica per creare un laboratorio di crescita e sviluppo di nuove iniziative»: qui si corona «un lavoro di squadra che ha visto in prima linea università, istituzioni e imprese». Proprio le sinergie fra istituzioni e imprese sono «un elemento cruciale» secondo il presidente della Camera di Commercio Riccardo Breda («questo progetto è un fiore all'occhiello per il territorio»). —
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