Il Tirreno

Livorno

Aereo caduto nel bosco di Parrana San Martino: si muovono i volontari

Il piper precipitato nel bosco di Parrana San Martino nel 1983: foto di Elena Bucelli
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Il piper precipitato nel bosco di Parrana San Martino nel 1983: foto di Elena Bucelli

Acchiapparifiuti e Comune in campo: «Vogliamo capire come rimuoverlo»

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LIVORNO. Eppur si muove. Dopo quasi quarant’anni. La “storia dimenticata” dell’aereo precipitato nel bosco il 21 novembre 1983 (con il pilota che ne uscì illeso) e della sua carcassa abbandonata potrebbe avere un lieto fine. Finalmente quel relitto, diventato paradossalmente invisibile, potrebbe essere rimosso. Con l’unione di diverse forze, tra associazioni e istituzioni.

«Nonostante io abbia quasi 67 anni di questa storia non ne sapevo niente: appena ho letto il Tirreno mi sono subito messo in moto per capire come si potrà arrivare a togliere quel relitto dal bosco», non avrebbe potuto fare altrimenti Sergio Giovannini.

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Con la sua anima verde, il fondatore dell’associazione Acchiapparifiuti non poteva voltarsi dall’altra parte. Come hanno fatto per quasi 40 anni enti e istituzioni che hanno gettato nel dimenticatoio la storia di quel piper con la scritta Cherokee Six 300 caduto nei boschi di Parrana San Martino, nei terreni dell’azienda agricola faunistica I Lecci. Una carcassa di rifiuti a deturpare una zona del parco dei Monti livornesi che al tempo in tanti, troppi, hanno finto di scordare.

A adesso che Il Tirreno ha risolto il mistero dell’aereo ritrovato nel bosco domenica scorsa durante una passeggiata. Ora che è il giornale della città ha dato un volto a quello che era il pilota dell’ultraleggero precipitato, Ennio Staffini, che ha raccontato quei momenti in  cui stava pilotando il piccolo aereo che apparteneva alla Società aerea piemontese (Saep). La domanda a questo punto è una sola: chi rimuove il relitto? Chi paga?

«Per prima cosa devo vedere con i miei occhi il relitto e capire come si può intervenire: devo rendermi conto dove sono le strade più vicine, come si potrebbero recuperare le varie parti del velivolo, chi lo potrebbe fare», continua Giovannini che nel 2016 ha cominciato da solo a ripulire le spiagge di Tirrenia.

Da solo. Cartaccia dopo plastica. Lamiere dopo ferri vecchi. Da allora i volontari che fanno parte della sua associazione sono lievitati. Quasi un centinaio e sono impegnati molto attivamente a ripulire le zone della città più degradate, come faranno anche oggi lungo la via delle Pianacce. Ritrovo alle 9.15 al parco della Banditella.

«Nel caso dell’aereo caduto bisogna trovare sponsor che gratuitamente ci aiutino a tagliare in pezzi i resti e portarli via, magari via cielo. Quando riuscimmo a far portare via un cassonetto che era agli scogli piatti ci aiutò Bettarini con uno dei suoi mezzi». L’impresa non lo spaventa. E subito si è messo in moto.

E sicuramente potrà contare anche sull’aiuto del Comune di Collesalvetti. A parlare è direttamente il sindaco, Adelio Antolini. Pure lui non era a conoscenza della vicenda. È Il Tirreno ad informarlo ma subito l’interesse e la disponibilità sono massimi.

«Una roba del genere in un bosco certo che non può stare: sono rifiuti e pure molto ingombranti», esclama a caldo. «Non sapevo neppure che negli anni Ottanta fosse caduto un ultraleggero nei boschi di Parrana San Martino».

Non si tira indietro. «Possiamo cercare di capire col gestore dei rifiuti come si potrebbe operare in casi come questi. Prenderemo contatti anche con l’azienda agricola all’interno della quale è precipitato il mezzo»

Sulla storia dell’aereo dimenticato parla anche l’ex sindaco di Collesalvetti Mario Fantozzi: divenne primo cittadino del Comune nel 1985. Due anni dopo l’incidente aereo. «Ho solo un ricordo molto vago dell’incidente aereo: di sicuro non sapevo che i resti erano ancora là», chiude. —

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di Redazione web