Sicurezza
La protesta è uno spettacolo «Aprite, in sicurezza si può»
In piazza Grande attori, registi, musicisti, tecnici livornesi hanno partecipato alla manifestazione nazionale contro l’infinita chiusura di teatri, club, cinema
Simone Fulciniti
LIVORNO. Piazza Grande si riempie di lavoratori dello spettacolo (artisti, tecnici, maestranze) che intendono rivendicare il loro diritto al lavoro, a voce alta. Una manifestazione coordinata dal collettivo autonomo “Sipari aperti sempre”, tra le numerose organizzate in tutta Italia con l’obiettivo preciso di riaprire i luoghi di cultura. Un grande sipario rosso, chiuso, montato di fronte al duomo, è simbolo potente di un problema sempre più difficile da ignorare. Ci sono sedie vuote, e una scenografia di striscioni di protesta. «Siamo qui – spiega Alberto Giorgetti, rappresentante del collettivo – esattamente un anno dopo la chiusura. Una periodo di grande sofferenza economica per noi del settore. Con l’emergenza abbiamo stabilito che mangiare, giustamente, è la necessità primaria; del cibo per lo spirito, a quanto pare ne possiamo fare a meno. Tuttavia vivere senza cinema, teatri, musei, per noi è inaccettabile, specie sul lungo periodo. Quindi la richiesta che facciamo tutti insieme nelle piazze è riaprire dei luoghi di spettacolo, con una strategia chiara che rispetti tutte le norme di sicurezza». Tanti i volti noti presenti, qualcuno difficile da intercettare causa mascherine: Paolo Migone, Michele Crestacci, Fabrizio Brandi, Marco Conte, Emanuele Barresi, Fabio Vannozzi, Francesca Ricci, Gabriele Benucci, Gaetano Ventriglia, Chelo Zoppi, Marco Bruciati, Luca Salemmi, Aldo Galeazzi, Lamberto Giannini, i clown dottori dell’associazione “Ridolina” ma non solo. «Iniziativa fondamentale – dice Migone –, finalmente ci stiamo ribellando alla trascuratezza totale. Scendere in piazza fa bene. Io sono qui a testimoniare la mia rabbia, perché non capisco i motivi per i quali il parrucchiere sotto casa lavori ed io non posso farlo. Qualcosa non torna». «Credo che sia giusto esser qui per far vedere che siamo vivi – prosegue Barresi – –, sperando che questa fase passi presto e che si possa tornare ad abbracciare il nostro pubblico. Ci vuole calma sangue freddo, augurarsi che funzioni la campagna vaccinale». «Dobbiamo accendere la luce su questa situazione – incalza Marco Conte – . Siamo poco rammentati, si parla sempre di altre categorie. Non stiamo lavorando, abbiamo solo qualche aiuto insufficiente. La cultura assistenzialista non fa parte della mia mentalità. Nei momenti di crisi si rinuncia al superfluo, ma non può essere questo il caso: il teatro crea un indotto pazzesco. È una mentalità inspiegabile». «La cultura – afferma Eleonora Zacchi – è il nutrimento dell’anima. Determinante per crescere come persone, penso che ce ne sia sempre più bisogno. E per tanti si tratta di un lavoro». Dopo una marcetta benaugurante sulle note del felliniano “otto e mezzo”, due ballerine improvvisano una coreografia, in totale silenzio. Segue un grande applauso. Poi al microfono si alternano varie voci: Maurizio Coroni (sipari aperti sempre), Gaia Lemmi (AssoDanza Italia), in rappresentanza di tutte le scuole di danza livornesi; il comitato “tu ci chiudi tu ci paghi”; ma anche semplici passanti, che vogliono lasciare un contributo. E c’è un minuto di silenzio per ricordare Omar Rizzato, 41 anni, proprietario di una ditta di palchi e luci, suicida a Padova. «Chiediamo che si modifichi il sistema nel mondo dello spettacolo – conclude Giorgetti –. Chiediamo garanzie e tutele per tutti coloro che da anni si impegnano, e che vengono messi ai margini al momento della prima difficolta». –
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