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Livorno

La protesta dei ristoratori livornesi a Montecitorio: «Aperti in arancione sia a pranzo che a cena»

La protesta dei ristoratori livornesi a Montecitorio: «Aperti in arancione sia a pranzo che a cena»

Il gruppo, coordinato da Fabio Sanna, chiede anche lo sblocco dei ristori quinques, la sospensione dei mutui e della legge Bersani, la Robin Hood Tax

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LIVORNO. Dopo la manifestazione di lunedì a Roma che ha visto coinvolti migliaia di ristoratori e dipendenti italiani compresa tutta a filiera della ristorazione: produttori, distribuzione, rappresentanti, e tutto l’indotto da chi produce, tra i quali una nutrita rappresentanza di oltre cento livornesi, prosegue la protesta. Anche il gruppo livornese di Tni, coordinato da Fabio Sanna, ha infatti proseguito il presidio a Montecitorio.

«Non ce ne andremo – spiega – fino a quando non avremo ottenuto quello che chiediamo». Ma cosa chiedono i ristoratori, i loro dipendenti e il coordinamento livornese di Tni (Tutela nazionalee imprese) e Ristoratori Toscana? «Lo sblocco dei ristori quinques e filiera corta sui nostri conti correnti – risponde Sanna –. Chiediamo anche una revisione del sistema dei colori. Con il colore arancione vogliamo che sia possibile restare aperti a pranzo, mentre chiediamo che in zona gialla si possa lavorare con i decreto sia a pranzo che a cena. In caso di zona rossa per emergenza sanitaria resteremo chiusi ma chiediamo indennizzi adeguati ai nostri fatturati e cassa integrazione puntuale per i nostri dipendenti». Al Governo i ristoratori in presidio chiedono anche, tra l’altro, la sospensione dei mutui, la Robin Hood Tax e la sospensione della legge Bersani. –

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