Il Tirreno

Livorno

Dieci anni senza il nostro Luciano De Majo Manca a noi colleghi, a voi lettori e alla città

Mauro Zucchelli
Dieci anni senza il nostro Luciano De Majo Manca a noi colleghi, a voi lettori e alla città

Il Tirreno lo ricorda sul sito web con un e-book di oltre 50 pagine: nel centenario della nascita del Partito comunista raccoglie gli articoli in cui lui con curiosità e ironia ha raccontato fino ai suoi ultimi giorni i segni e i sogni della sinistra

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L’anniversario

Questo è il decimo anno che manca a tutti noi e a tutti voi Luciano De Majo, il nostro collega cronista scomparso troppo presto a quarant’anni: oggi sono dieci anni esatti, e non sono affatto volati. Manca a tutti noi che abbiamo diviso con lui i taccuini, una bella fetta di quotidianità e un buon tratto di strada: c’è sempre un buon motivo per ritrovarsi a chiedersi cosa avrebbe pensato, cosa avrebbe detto, cosa avrebbe tirato fuori con il graffio di un’ironia che era prima di tutto rivolta a sé stesso per addomesticare il proprio “io”. In tempi di individualismo rampante ne aveva fatto quasi una religione laica: immaginare il mondo in termini di “noi”.

“Noi” con Valeria, la moglie. “Noi” con i suoi bimbi, Ale e Teresa ora già così grandi. “Noi” con i genitori, “noi” con noi colleghi ma anche con tutto quell’infinito arcipelago di gente che conosceva. “Infinito”: nel senso che non metteva limite, c’era sempre qualcun altro da incontrare. Che lo facesse col taccuino in mano o nella vita privata, potete star certi che gli avrebbe dato ascolto in modo aperto. Con la sua identità forte di comunista, ma senza barricate: dev’esser per questo che al momento di dargli l’ultimo abbraccio c’era un caleidoscopio di millecinquecento persone, le più differenti.

Tante così neanche fosse stato un potente della città, invece non aveva altro potere che l’intelligenza, una tastiera qwerty e le pagine del giornale per il quale aveva piantato la sicurezza economica all’inizio ricominciando daccapo. Fra quei millecinquecento c’erano il procuratore capo e l’amico pm così come gli obiettori di coscienza come lui, il popolo delle cantine del Palio (e soprattutto della Coppa Barontini) ma anche parlamentari o ex, intellettuali e poliziotti, la galassia dei pacifisti ma anche il mondo dei baskettari, i vertici delle istituzioni locali e una schiera di amministratori di sinistra così come varie anime del centrodestra cittadino, gli antifascisti e gli ex partigiani come pure i no global e gli immigrati, pezzi di mondo antagonista e il comandante dei carabinieri, un po’ di preti e suore insieme a un po’ di mangiapreti. E poi le tante tribù dei vari organi di informazioni in cui Luciano era stato. Tutti tasselli di quel puzzle di anime che è Livorno: forse nemmeno si degnerebbero di uno sguardo, Luciano ce l'aveva fatta a metterli insieme.

Manca a noi ma manca anche a tutti voi che non potete più ascoltarlo raccontare il mondo sul Tirreno così come l’aveva fatto via radio, on-line o sui social. Manca e lo dice quest’incredibile piazza che però ha l’intimità d’un tavolino al bar: la sua pagina Facebook continua a essere aperta e frequentata anche a distanza di dieci anni. Sia chiaro, non è un tributo alla memoria o una visita alla tomba formato social: è uno spazio vivo, in cui si passa per un saluto o per raccontargli d’un qualche “ovo sodo” che, come nel film di Virzì, non sai come mai ma ti resta lì a metà e non va né su né giù.

Manca perché non c’è più la sua voglia curiosa di capire quella matassa da sbrogliare che è il mondo, e magari provare a argomentarne le sfaccettature sotto gli occhi dei lettori: mostrarle, illustrarle, illuminarle. Con una sana dose d’ironia perché relativizzare aiuta a non sentirsi sotto assedio. Avendo ben presente che devi metterci tutto te stesso e, però, l’indomani con la tua pagina ci incarteranno le lische.

Proponiamo ogni anno ai lettori sul sito del Tirreno (www.iltirreno.it) un e-book che di volta in volta fissa l’attenzione su un argomento fra i mille di cui Luciano si è occupato. Stavolta – nel decennale di quella domenica in cui se n’è andato sull’altra sponda del fiume –per una persona come lui che in anni lontani si è impegnata a sinistra nelle istituzioni di base (la circoscrizione 4), fissiamo lo sguardo sul centenario di una storia com’è quella del Pci che il nostro Luciano conosceva bene e di cui si sentiva figlio. La malattia ce l’ha portato via appena dopo aver scritto gli ultimi due articoli: per una incredibile coincidenza, erano dedicati l’uno all’anniversario della fondazione del Partito comunista e l’altro alla Grande Fabbrica della città, roccaforte delle lotte operaie, il Cantiere dove hanno lavorato lui e il padre Roberto.

Ma non è l’unico modo. Quest’anno l’Arci è costretta dal Covid a modificare i piani: la settima edizione del premio giornalistico a lui intitolato al momento non potrà svolgersi». Però la voglia di ricordarlo quella la pandemia non può sottrarcela: appuntamento domani mattina alle ore 10. Arci Livorno organizza «una diretta Facebook in cui, attraverso un breve video, insieme alla famiglia ricorderemo il nostro carissimo Luciano». —

Mauro Zucchelli

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Leggi l’e-book sul sitowww.iltirreno.it

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