Il Tirreno

Livorno

In tribunale  

Ha fatto sparire 600mila euro dal conto del compagno malato

Pietro Barghigiani

3 MINUTI DI LETTURA





Pietro Barghigiani

LIVORNO. Sarà il Tribunale di Pisa a dare una risposta giudiziaria sul rapporto che per anni ha legato un magistrato, da tempo in pensione e affetto da Alzheimer, e una dottoressa dell’Asl, livornese, durante il quale dal conto dell’uomo sono transitati verso quello dell’allora compagna almeno 600 mila euro. Il gup Pietro Murano (pm Lydia Pagnini) ha rinviato a giudizio per circonvenzione d’incapace e appropriazione indebita l’ex compagna del magistrato, una 56enne assistita dall’avvocato Stefania Mezzetti (omettiamo le generalità per non rendere riconoscibile la parte offesa, ndr). A gennaio 2022 la prima udienza davanti al giudice Eugenia Mirani. Ieri mattina si sono anche costituite anche le parti civili. Il magistrato 75enne, attraverso il curatore speciale avvocato Alberto Marchesi, sarà rappresentato dal legale Rodolfo D’Ascoli, mentre la moglie e i due figli sono tutelati dall’avvocato Stefano Del Corso.

Le condizioni dell’anziano sono quelle di chi vive in un isolamento imposto dalla malattia che progressivamente lo ha privato della memoria. Accudito dai familiari, il magistrato nel tempo ha rimosso i suoi trascorsi professionali a Pisa. Sa di aver lavorato lontano dalla sua città di origine, ma non ricorda la professione. A denunciare la dottoressa erano stati la moglie e i figli del 75enne che aveva iniziato una relazione con il medico in un momento in cui si era creata una situazione di separazione di fatto con la moglie che viveva in un’altra regione. Una frequentazione che nel giro di poco era diventata una convivenza. Una storia durata anni.

Quando poi la moglie e una figlia erano salite a Pisa per incontrare il familiare si erano rese conto che non stava bene, secondo la querela poi presentata negli uffici in cui aveva lavorato il magistrato. I vuoti di memoria non erano occasionali. E la difficoltà di ricordare anche episodi privati aveva preoccupato moglie e figlia. Nel frattempo il magistrato aveva deciso di anticipare la data del pensionamento. La decisione di querelare l’allora compagna arrivò con la verifica del conto in banca nella filiale della Bnl a Pisa. Dagli estratti conto si accorsero di uscite per centinaia di migliaia di euro, una parte consistente della liquidazione ricevuta di quasi mezzo milione di euro. Soldi che, in quelle condizioni mentali, per le due donne sarebbero stati ritirati dalla convivente approfittando della vulnerabilità dell’allora compagno. Opposta l’interpretazione dell’imputata. A suo dire il magistrato era in sé, tanto da firmare atti di organizzazione interna della Procura e procedimenti penali. E i soldi ritirati altro non erano che il contributo alla spese della convivenza. Negli uffici giudiziari, è sempre la tesi della difesa, non si erano accorti di stranezze o lacune del magistrato che aveva lavorato fino alla pensione. Il processo chiarirà se la compagna ha approfittato della malattia dell’uomo indebolito dall’Alzheimer o se i soldi consegnati erano frutto di un libera scelta del magistrato. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web