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Il questore saluta la città: «Tornerò, adoro il mare. I livornesi? Migliori di come li descrivono»
In polizia dal 1985, Suraci va in pensione: «Potrei fare l’avvocato, ma la politica...». E fa un bilancio dei due anni trascorsi a Livorno tra emergenza e buonsenso
LIVORNO. Incorniciato sulla parete del suo ufficio c’è il riconoscimento più grande della sua carriera. Una lettera scritta dai colleghi della questura di Roma che il 23 giugno del 2014, alla vigilia della promozione come dirigente superiore a L’Aquila, lo hanno omaggiato «per la dedizione e la passione con cui ha interpretato il lavoro» e per la «competenza e la serietà dimostrata». Sarà il primo ricordo che appenderà al muro della sua casa di campagna di Todi, in Umbria, Lorenzo Suraci. Il questore di Livorno, che è originario di Terni, dal primo marzo va in pensione: «Mi piace chiamarlo congedo - racconta - perché non mi sento vecchio e ora potrò dedicarmi alle mie passioni. Lo sport (è un ex atleta di lotta delle Fiamme oro ndr), ma anche la politica, argomento del quale mi piace parlare con gli amici. Ma sono anche avvocato, potrei tornare a esercitare...».
Questore, allora prossimamente la potremmo rivedere in politica o nel mondo forense?
«Chi lo sa, nel futuro non si sa mai. A chi mi domanda cosa farò dopo il congedo, rispondo: "I fatti miei". Sarò imprenditore di me stesso. Potrò dedicarmi alle passioni e ringrazio la mia testa perché per adesso sto vivendo molto bene questo passaggio. Sto in campagna, ho della terra. Continuerò a fare sport. Ma è vero, la politica è una grande passione. Di questo mondo non sopporto chi dice una cosa e poi ne fa un’altra. In ogni caso nel mio lavoro sono sempre stato imparziale, di questo ne vado fiero. E non ho mai avuto raccomandazioni, i traguardi li ho raggiunti da solo e con la stima dei miei superiori».
Lei abita sul viale Italia, che bilancio fa di questi due anni e mezzo a Livorno. Prima da cittadino.
«A Livorno non si può vivere male. Chi abita in viale Italia è fortunato. È bellissimo abitare fronte mare, con questi spazi grandi. Mi mancheranno le corse e le passeggiate sul lungomare».
Insomma, questa città l’ha apprezzata.
«Sì, anche se mi sono trovato bene ovunque sia stato. Bologna, dove sono entrato come vicecommissario del Reparto mobile, poi Novara dove ho diretto la Squadra mobile, Cisterna di Latina dove ho guidato il commissariato, Roma dove sono rimasto 22 anni, iniziando alla Dia e cambiando vari uffici, L’Aquila dove sono andato a dirigere il compartimento della polizia stradale dell’Abruzzo e Viterbo, l’altra città nella quale ho fatto il questore. Il valore aggiunto di Livorno è il mare. Anche Novara è bella, soprattutto la provincia. Ma il paesaggio e il clima, rispetto a Livorno, è diverso. La nebbia, le zanzare...».
Ha apprezzato il clima. E con i livornesi come si è trovato?
«Benissimo. C’è la diceria che siano, per così dire, esuberanti. Ma li ho trovati molto educati e rispettosi della legge. Faccio un esempio: nelle altre città non mi è mai capitato di trovare conducenti che si fermassero quasi sempre alle strisce pedonali, facendoti passare».
Eppure noi stessi scriviamo di diverse persone falciate mentre attraversano...
«Certo, gli incidenti ci sono. Ma quasi sempre gli automobilisti e gli scooteristi si fermano e ti fanno passare. È un esempio che mi è venuto in mente per testimoniare l’educazione di questa città».
Durante la pandemia come si sono comportati i cittadini?
«Molto bene, in particolare all’inizio, nei mesi della quarantena. Le strade erano vuote».
E ora?
«Sempre abbastanza bene. È chiaro che le persone dopo tanti mesi fanno molta più fatica a rispettare le regole. Non voglio parlare come un politico, ma non dobbiamo invertire la rotta proprio ora che ci sono i vaccini».
Lei è un uomo di sport, un grande frequentatore di palestre. E si è ritrovato, in una città molto sportiva, con le palestre chiuse. Una delle quali, la GimFive di San Marco, anche in questi giorni ha ripreso a protestare aprendo nonostante il decreto del Governo.
«Sì, a Livorno ne ho frequentate parecchie. Ho fatto sport a livello agonistico e capisco le difficoltà. Innanzitutto ai proprietari delle strutture, come a chiunque abbia perso il lavoro, va tutta la mia solidarietà e spero che il prima possibile si possano riaprire sia le palestre che le piscine. Per quanto riguarda la protesta in questione, la palestra è sempre vuota. Devo fare il questore, posso anche comprendere i titolari e anche io preferirei che potessero lavorare come prima, ma ora non si può. Purtroppo non si può e non dipende da me».
È a Livorno dal primo agosto del 2018. Come riassumerebbe, con una parola, questi suoi due anni e mezzo?
«Buonsenso. A tutti i miei agenti ho sempre chiesto di usare il buonsenso. Perché in primis noi dobbiamo capire le persone, comprendere la popolazione. Questa è la missione della polizia, non dobbiamo fare gli sceriffi».Lei è un questore che a differenza di altri è stato molto operativo, ha fatto molti servizi di ordine pubblico durante la sua carriera, specialmente a Roma.«Sì. Ci sono molti burocrati, anche nel mio ruolo, che vengono chiamati "professori" perché apparentemente più esperti di leggi. Ma i professori siamo noi, che la legge la studiamo e la applichiamo. Non siamo teorici. Quando ero a Roma, per tre anni, ho diretto il Primo distretto. È quello del centro, c’è anche Palazzo Chigi, il più importante. Ogni sabato c’era una manifestazione. I fine settimana liberi li conto sulle dita di una mano. Roma per me è stata una grande palestra e senza la stima del questore e del capo della polizia lì non ci sarei andato. Sono stati gli anni professionalmente più intensi della mia vita, un percorso del genere lo auguro a tutti i dirigenti, perché è altamente formativo. Ciò che si vede lì, non si vede da nessun’altra parte. La mia carriera voglio dedicarla a mio padre, Carmelo Suraci. Anche lui era in polizia: è stato un appuntato di pubblica sicurezza, un assistente capo di oggi».
Lei è in polizia dal 1985. Qual è stato il momento più delicato della sua carriera?
«Il 14 dicembre 2010, quando il Governo Berlusconi incassò la fiducia. La cosiddetta "Giornata degli indignati", con cortei che spuntavano da tutte le parti. C’erano i Black bloc e io ero il funzionario responsabile dell’ordine pubblico. Quel giorno a Roma c’era la guerra civile».
A Livorno, per fortuna, non si è mai verificato niente di simile da quando è diventato questore.
«In Italia, rispetto a quando ero giovane, la situazione è migliorata. Non dimentichiamo che veniamo dagli anni del terrorismo. A Livorno parliamo sempre di microcriminalità, come i furti nei negozi. I controlli li facciamo: ho ricreato la sezione "Falchi", gli agenti della Squadra mobile in moto, per fare i pattugliamenti in strada. Ci sono le volanti, che stanno facendo un grande lavoro, e abbiamo sequestrato ben 2.000 chili di droga. Anche la digos e i colleghi dell’ufficio di gabinetto stanno operando bene, visto che problemi sotto il profilo del tifo organizzato non ce ne sono stati».
È contento del lavoro svolto in questura?
«Molto. Ho apportato profondi cambiamenti, anche negli ambienti. Inoltre ora siamo una questura giovane. Quando sono arrivato non avevo nemmeno l’alloggio di servizio, ora è stato ristrutturato. Per il resto sono molto soddisfatto del lavoro dell’ufficio immigrazione, che ha dato il via a molte espulsioni, della polizia amministrativa che ha controllato il rispetto delle norme anti-Covid e di tutte le altre sezioni. Per quanto riguarda i commissariati, a Piombino abbiamo un dirigente giovane. E a Portoferraio c’è appena stata una promozione a primo dirigente. Non dimentico gli agenti che hanno salvato le vite delle persone, fra cui uomini e donne che si stavano buttando dai balconi o dai tetti. Quest’ultimo è l’aspetto più importante».
Le mancherà Livorno?«Sì, il mare in particolare».
Tornerà nella sua villa di campagna vicino a Todi, adesso?«Sì. Ma a Livorno tornerò spesso, lascio tanti amici. E al mare sono sempre venuto in vacanza a Scarlino. Ci andrò anche quest’estate».
Sa chi arriverà al suo posto? E che consiglio gli dà?
«Al momento non ci sono comunicazioni ufficiali. Chi arriverà troverà una questura migliore di come l’ho trovata io, più giovane ed efficiente. E a chiunque sia io gli auguro buon lavoro».
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