Gioco
Caso-Capraia, la prima derubata: «Ho fatto i nomi ma ho perso ricordi e amici»
Era il 18 dicembre 2018: dopo di lei è toccato a due pescatori, il barista, la giovane ristoratrice
CAPRAIA. Cinzia Giusti, 72 anni a settembre, è stata la prima a essere derubata dal ladro d’inverno, il “Giuda-Lupin” che svaligia le case dell’isola di Capraia e poi sparisce nel nulla: amico di giorno e nemico di notte. Era il 18 dicembre 2018.
Dopo di lei è toccato a due pescatori, il barista, la giovane ristoratrice. Poi una serie di piccoli furtarelli che hanno fatto più male al cuore che al portafogli: il braccialetto regalato per la comunione dai nonni alla nipote, una bombola del gas, qualche arnese nei cantiri. Fino agli ultimi due: la cassetta di sicurezza al vicesindaco con oltre 15 mila euro e la cassaforte svuotata al tabaccaio con 60 mila euro. Per arrivare all’abitazione del caso zero, è necessario lasciarsi alle spalle la piazza del paese e arrampicarsi per una specie di mulattiera, l’inizio della strada romana che arriva al porto. «Non può sbagliarsi – spiega un signore con la barba in attesa del pullman – è l’ultima prima di uno spiazzo da cui si vede la Gorgona». Tre scalini, qualche pianta all’ingresso e il cane che abbaia. «Mi sono trasferita qui – dice l’ex docente aprendo la porta e mostrando una mascherina nera con la scritta isola di Capraia – venticinque anni fa. È stata una scelta del cuore. Anche se dopo il furto...».
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Torniamo a quella mattina.
«Volentieri, perché non l’ho dimenticata. Ricordo che era una brutta giornata: c’era vento e piovigginava. Allora ero abitudinaria e tutte le mattine uscivo verso le 6.15 per portare fuori “Tata”, la mia canina».
Quanto è stata fuori?
«Meno di venti minuti. Faccio il solito giro: in piazza, arrivo al castello e torno indietro. Quel giorno a ripensarci, penso che il ladro, o i ladri, quando sono uscita fossero nascosti da qualche parte. Il cane ha abbaiato ma non ci ho dato peso, pensavo fosse per il vento».
Quando si è accorta del furto?
«Per farle capire quanto sono stati bravi e veloci, quando sono rientrata non ho notato nulla di strano. Qualche giorno dopo dovevo partire per andare da mia figlia a Bologna e avevo messo soldi e gioielli in beauty dentro a questo armadio (dice aprendo l’anta) vicino alla porta. Lo avrei dato ai carabinieri o a una mia amica».
Quindi?
«La signora che mi aiutava in casa è venuta e mi ha detto che andava a prendere il pane. Volevo andare con lei ma quando ho guardato dentro l’armadio ho trovato solo l’orologio. Il resto era sparito: oro, argento e argentine che non vale nulla. E tremila euro in contati che mi servivano per il viaggio».
Il bottino?
«Circa 150 mila euro. Era tutta roba dei miei genitori, anche le fedi nuziali, e dei miei nonni. Roba di valore. Le medaglie d’oro di mio padre che era un generale e cavaliere dell’ordine di Malta. Anelli e brillanti di mamma, uno zaffiro da sei carati e mezzo e uno smeraldo. L’anello con lo stemma di famiglia. Di tutto insomma».
Che ha fatto?
«Ho fatto denuncia, ho anche messo una taglia di cinquemila euro per chi mi avesse aiutato a trovare il ladro o la refurtiva. Ma nulla. Alla fine ho dovuto ingoiare questo boccone amaro. Ma non solo».
Perché?
«Dai carabinieri mi sono fatta dare le presenze sull’isola il giorno del furto. Sa quanti eravamo? Sessanta. Questo ti porta a dubitare di tutti. E a perdere delle amicizie, com’è successo a me. Per due anni la gente mi evitava pensando che avessi fatto il loro nome come sospettato...».
E poi?
«Ero talmente arrabbiata col mondo che ho smesso anche di andare in chiesa. Mi sentivo in colpa perché avrei ucciso la persona che mi aveva portato via i ricordi. Solo da poco sono tornata a pregare, a praticare, dopo essermi confessata».
Ma secondo lei il ladro che ha fatto il furto a casa sua è lo stesso degli ultimi due colpi?
«Sì. Sono sicura che i furti siano tutti legati e che il responsabile sia uno di noi, uno di casa nostra. Quando feci i nomi, a suo tempo, successe il putiferio. Mi faccia stare zitta».
Sembra che quel furto l’abbia cambiata...
«Eccome. Prima ero metodica, ora ho smesso, cambio sempre le mie abitudini quotidiane e chiudo sempre la porta. Quel giorno avevo solo accostato».
E adesso?
«Spero che lo prendano. E l’unico modo per farlo è che la gente, parli. Racconti. Se restiamo in silenzio facciamo il suo gioco. Invece vedo tante gente che sta zitta. Ecco, a tutti quanti dico di pensare che il responsabile è una persona che prima viene a rubarti in casa e poi se ti incontra per strada ti dà una pacca sulla spalla». —
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