Gioco
«Guai se la burocrazia continua a creare intoppi»
L’assessore Simoncini: ecco le cinque chiavi (infrastrutturali) per mettere in moto il rilancio Neri (Confindustria): servono aree, c’è bisogno di osare
LIVORNO. Guai se non impariamo la lezione: i dieci milioni di Invitalia come incentivo alle imprese sono rimasti lì fra le belle intenzioni che lastricano ogni strada per l’inferno. All’incontro on-line organizzato da Palazzo Civico lo ripete l’assessore Gianfranco Simoncini e lo ribadiscono tanto Alessandro Ciapini (direttore di Confesercenti) quanto Fabrizio Zannotti (leader Cgil), che insieme a Piero Neri (presidente di Confindustria) sono i protagonisti della tavola rotonda. Tradotto: non c’è solo da ottenere i fondi del Recovery, c’è da evitare che i burosauri dei ministeri ingarbuglino tutto e da renderli non spendibili.
«Il problema non sono le idee, sono i tempi», ribadisce Zannotti. E Simoncini, parlando di maxi-Darsena: «Dopo le certezze sui soldi, sono indispensabili quelle sui tempi».
Aprendo i lavori, il sindaco Luca Salvetti getta il cuore oltre l’ostacolo: il piano “Next Generation Livorno” a caccia dei fondi europei è stato affidato ai ministri del governo Draghi («contiene 127 progetti che valgono investimenti oltre il miliardo di euro, è uno sforzo che non ha uguali in Toscana ed è tra i pochi in Italia al di fuori delle grandi metropoli»).
È ancora Simoncini a indicare le chiavi per mettere in modo il rilancio: 1) le infrastrutture portuali; 2) il prolingamento della Variante fino a Chioma; 3) la “zona logistica semplificata”; 4) la rduzione dei vincoli sulle bonifiche col passaggio al “Sir”; 5) l’apertura del confronto con Eni sulla raffineria.
Ciapini mette l’accento anche sull’accelerazione dei processi determinata dal Covid: a cominciare dai negozi che hanno dovuto fronteggiare la concorrenza di giganti come Amazon o i ristoratori che hanno affrontato le consegne a domicilio.
È Zannotti a richiamare l’attenzione sul prezzo pagato dal lavoro dipendente: c’è anche un vasto di arcipelago che si è ritrovato nel lavoro “grigio” dei contratti-pirata. Nel mirino soprattutto il mondo degli appalti e dei subappalti, in cui i tagli sui costi sono sulla pelle dei lavoratori.
Il numero uno confindustriale Piero Neri è tornato a insistere su una serie di progetti infrastrutturali utili anche a rafforzare la reindustrializzazione del territorio. Cosa? I problemi della Fi-Pi-Li, l’autostrada «mai finita», il “lotto zero” rimasto al palo, i collegamenti ferroviari. L’ultimo tassello del puzzle è il più importante: l’esigenza di «reperire aree adeguate a ospitare insediamenti industriali». Lo fa ribadendo il “patto di alleanza” con il territorio che vede Livorno alla guida del fronte dei Comuni costieri: siamo ancora qui a contare i contagiati, ma per il «rilancio della nostra amatissima Livorno» alla conquista del futuro c’è bisogno di «osare». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
