Gioco
Nella domenica degli innamorati in fuga con la moglie per fare il vaccino
Il racconto: «Dopo un anno in cui non uscivamo da Livorno siamo andati a Piombino per tornare a vivere come un tempo»
Mia moglie Luisa ed io, ieri, ci siamo vaccinati all’unisono, in simultanea. Il giorno di san Valentino. Lei alle 11 e 24, io alle 11.27 (ebbene sì, l’ho mandata avanti: ma non per cavalleria, per vedere se faceva male). Non è romantico tutto questo? Romantico non lo so; utile e civile probabilmente sì.
È stata una delle cose più “complici” che abbiamo mai fatto insieme, e la nostra storia va avanti da 21 anni, mese più mese meno.
Ci ho pensato un po’ e non trovo altre parole che “complici”.
Nel viaggio di ritorno nonostante ci avessero appena detto che già a due ore di distanza dall’iniezione sarebbero potuti sorgere svariati effetti avversi (mal di testa, nausea, febbre, dolori muscolari, spossatezza anche per 48-96 ore) eravamo contenti lo stesso. Confidando, ovviamente, che il vaccino sia la via per uscire da questo orrore.
È un momento storico insensato, dove ogni più piccola cosa diventa a volte grottesca, surreale o tragica; ed il nostro è stato un San Valentino assurdo, concreto e astrattissimo insieme (e anche AstraZeneca, volendo).
Un esempio: dopo aver passato gli ultimi undici mesi senza allontanarsi per nessun motivo da un raggio di dieci chilometri da casa, nella strana avventura di raggiungere la nostra dose (la prima di due, la seconda il 9 maggio), abbiamo trovato posto per la somministrazione solo a Piombino (Livorno è andata esaurita in pochi minuti, grazie alla risposta in massa degli insegnanti della nostra città: bravi!).
Ci siamo ritrovati a percorrere così duecento chilometri in macchina, andata e ritorno, in zona arancione, in una mattinata gelida, limpida e con le strade sgombre e deserte in direzione dell’Isola d’Elba, circondati solo da formazioni di ciclisti che zigzagavano liberi – che per un attimo abbiamo provato anche l’ebbrezza della fuga, tipo Telmo & Luisa ai tempi della Pandemia – una cosa che non facevamo da un sacco di tempo, quasi da non ricordarci la sensazione di viaggiare in auto con la musica a tutto volume e le figlie a casa.
Racconto tutto questo non perché io, mia moglie o i nostri colleghi ci si senta eroi. Anzi. Il contrario. Siamo normalissimi, più che normali. Però è l’essere normali che in questo momento, mi sembra, faccia la differenza.
In Toscana non fanno in tempo ad aprire le prenotazioni per il vaccino che subito vanno esaurite. È un segnale forte. Non se ne può più della Pandemia, dei dati sui contagi e della conta dei morti. Immunità di gregge significherà riapertura dei locali, ripresa dell’economia e ritorno alla vita che conoscevamo. Per la prima volta, c’è un filo di speranza che aleggia nell’aria.
Vi dico la verità: temevo di trovare lo stand col fiorellino e tutta la baracconata del Padiglione a forma di “primula” che tempo fa il Governo avevano ventilato. Invece ho trovato sobrietà, rapidità e una praticità quasi spartana, ho visto lavorare bene e con serietà assoluta. Non ci hanno regalato nulla: né un bigliettino né una spillina né un adesivo né un confettino. E menomale. Ma ho avuto modo di notare una cosa meravigliosa, l’ho letta negli occhi dei medici e del personale ospedaliero di turno (tutti gentilissimi): sorridevano.
Sono felici di accompagnare le persone che si presentano lì in questo passaggio fondamentale. È l’Umanità che collabora.
Non c’è da temere. Io sono notoriamente “fìoso” ed essere fìosi in questo periodo storico non è una cosa buona.
La Treccani dice che “ficoso” è un toscanismo che sta per “persona di salute cagionevole, uggiosa, spesso troppo sensibile al dolore fisico, che tende ad ingigantire le sventure” e quindi, per traslazione, “che teme per la sua salute, pauroso”.
Guidando verso Piombino mi sono ricordato che sono stato fìoso, invece, 365 giorni fa, a San Valentino dello scorso anno. Il 14 febbraio 2020 saremmo dovuti partire per Londra per un weekend con le nostre figlie, Olivia e Luna, per festeggiare i 20 anni insieme. Annullai il viaggio. Avevo paura del virus. Perdemmo i soldi per intero. Ma stamani non ho avuto paura del vaccino.
“Tutti a Piombino con amore” (c’erano persone che venivano da Prato, Firenze, Fiesole, San Miniato) è stato ben più importante di un weekend a Londra con la famiglia. Questo è il vero fondamento del futuro. È proprio grazie a questo tipo di passo che un giorno, spero presto, potremo ricominciare a visitare il mondo in sicurezza - e io non vedo l’ora di presentarmi all’uscio di una donnina di Camden che un anno esatto fa m’ha fregato duecento sterline di caparra del B&B.
Claudio Marmugi
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