Sicurezza
Piero Neri e Lamberto Giannini «Suor Raffaella è un dono»
livorno. «Incontrare e conoscere suor Raffaella Spiezio è stato per me un grande dono». È l’imprenditore Piero Neri che prende la parola pubblicamente per ringraziare la religiosa che ha guidato in questi ultimi anni la Caritas e ora è stata destinata a un altro incarico: hanno collaborato insieme in varie opere di solidarietà. Sulla stessa lunghezza d’onda anche Lamberto Giannini, prof e anima della compagnia Mayor von Frinzius: anche lui ha lavorato in tandem con suor Spiezio, subito dopo l’alluvione.
«Ho avuto modo di apprezzare una persona, una donna, una suora eccezionale di grandi doti umane e spirituali che ti conquistava con la sua dedizione, la sua semplicità, le sue doti manageriali ma ancora di più – dice Neri – ho apprezzato il suo modo di interpretare il fare carità, la sua visione tesa a costruire per i più bisognosi, per gli ultimi, non solo attività e sedi dove essi potessero reperire beni di prima necessità ma anche percorsi e opportunità dove poter riacquistare la propria dignità, elevare la propria persona e uscire dalla povertà». Per l’imprenditore marittimo-portuale, avere avuto «l’opportunità di poter fare un piccolo cammino nella carità con suor Raffaella è stato, lo ripeto, un grande dono e di questo le sono grato». E conclude: «Spero di poter ancora fare con lei altri percorsi di carità, su strade diverse, che sono sicuro saprà proporre».
Giannini racconta che, subito dopo i disastri dell’alluvione del 2017, «Giorgio Chiellini mi disse: dobbiamo fare qualcosa di concreto per i livornesi. Mi suggerirono: coinvolgi suor Raffaella. Me la ricordo ancora ora la mia risposta: ma proprio una suora? Ero scettico, poi ho scoperto una donna pratica, capace, con una grande energia contagiosa. È nata una amicizia, forse anche perché ho ritrovato in lei uno stile che non fa del pietismo ma mette al centro l’attenzione all’altro».
Per il prof-regista ora c’è la preoccupazione che «rimanga questo stile, quest’approccio che si è sposato molto bene con la nostra città. Ricorda lo stile di Ablondi: origini e culture restino pur differenti, è bene che lo siano, ma possiamo trovare il modo di fare qualcosa insieme. Cosa accadrà alla Caritas non lo so, è un mondo lontano dal mio. La mia speranza? Non si disperda la capacità di contagiare entusiasmo e fiducia: è così difficile farlo oggi». —
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