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Livorno

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La stella nascosta nella fortezza svela la storia esoterica della città

Federica Lessi
La stella nascosta nella fortezza svela la storia esoterica della città

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Federica Lessi

LIVORNO. C’è un disegno esoterico nella fondazione di Livorno, che ne prefigura il destino di “città delle nazioni”? Fondata alla fine del Cinquecento, la città risentirebbe della cultura magica dell’epoca e della simbologia rinascimentale, oltre che della volontà politica dei Medici. Lo sostiene Giovanni Pelosini, scrittore, tarologo e studioso di esoterismo, nel suo studio “La fondazione rinascimentale di Livorno e la sua stella nascosta”, recentemente uscito nel volume “Le città ideali: utopia o distopia?” a cura di Paolo Aldo Rossi e Ida Li Vigni (Virtuosamente, Gruppo editoriale Castel Negrino). La tesi di Pelosini è che Livorno sia stata concepita seguendo il sogno utopico della città ideale del Rinascimento, con un forte simbolismo che ne segna il destino di centro cosmopolita, multietnico e multireligioso, con una libera circolazione di idee unica nel contesto europeodell’epoca. Pelosini ha condotto ricerche d’archivio e studi sui documenti storici, formulando la sua ipotesi sulla data di nascita della città, e in particolare sulla figura nascosta nel suo perimetro originario. «Livorno si configura come città ideale già nelle volontà del granduca Cosimo I – afferma – che voleva per il suo stato un ruolo nel Mediterraneo e quindi dotato di un porto all’altezza. Cosimo fondò varie città ispirate all’utopia rinascimentale». Fu però il figlio Francesco I, appassionato di alchimia ed esoterismo, a portare avanti il progetto politico del padre, fondando Livorno nel 1577. Più precisamente giovedì 28 marzo alle ore 11,29, secondo i calcoli di Pelosini basati sull’analisi delle fonti e dei calendari dell’epoca. «La posa della prima pietra, con un bossolo di piombo contenente una moneta d’argento e medaglie di bronzo avvenne alla presenza di un astrologo ed era frutto di calcoli ben precisi –- prosegue – il sole in ariete infatti era nel punto più alto, quasi a mezzogiorno, i pianeti Marte e Venere erano molto vicini, la luna stava per sorgere, segno di una città forte, armoniosa e prosperosa, che si auspicava fosse anche popolosa. Livorno fu poi rifondata da Ferdinando I il 10 gennaio 1589 alle ore 17, come se volesse imprimervi il suo sigillo. Amava così tanto la città da chiamarla la sua dama».

L’ipotesi più audace di Pelosini riguarda infatti la sagoma pentagonale della Fortezza nuova, la cui progettazione fu affidata da Francesco I a Bernardo Buontalenti. «Osservando la sagoma del pentagono si vede che si tratta di una figura incompleta – afferma – è molto strano in un’epoca di calcoli così precisi. La mia ipotesi è che le punte di questo profilo non fossero cinque ma, facendo un altro calcolo, sei, con un ideale sesto “bastione”, che completa la figura in modo perfetto. Il bastione nascosto sarebbe a nord-ovest, dove all’epoca c’era il mare ed oggi può essere individuato sul margine occidentale del bastione della Fortezza Nuova, che fu poi eretta nel 1590 dal granduca Ferdinando a completare le difese murarie, accanto a dove oggi sorge il quartiere seicentesco di Venezia». Questa stella nota anche come “sigillo di Salomone” o stella di David secondo lo studioso avrebbe favorito il nuovo corso della città, che Ferdinando con la proclamazione del porto franco e l’emanazione delle “Leggi Livornine” trasformò in un centro cosmopolita, vera città delle nazioni. —

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di Redazione web