Gioco
«Non contiamo nulla, adesso farò altri quindici giorni a casa»
«Noi non contiamo nulla e ci dobbiamo adattare a quello che succede». Così parla Marco Tonci, della trattoria l’Antica Venezia, sconsolato dall’altra parte del bancone. «A pranzo, nel fine settimana, riuscivamo a fare qualcosa, lavorare con persone che arrivano dall’entroterra toscano, Firenze, Pistoia. E ora, se rimettono l’arancione, siamo punto e da capo». Un tesoretto di coperti da gettare al vento. «San Valentino, avevo già parecchie prenotazioni, certo. Ma che dobbiamo fare? Nulla. La situazione è questa: il giallo porta assembramenti, specie tra i giovani. Ma come fai a fermarli: se fosse successo a noi quando avevamo vent’anni, che avremmo detto, o fatto. Come loro. I ragazzi sono in sofferenza totale». Guardare avanti con fiducia, ma senza illusioni. «Si prende quello che arriva, sperando che possa durare il meno possibile. L’anno scorso ho fatto cinque mesi a casa, posso fare altri quindici giorni». La crisi ha portato a una gestione differente del ristorante. «Ormai c’abbiamo fatto “il callo”, e sappiamo come comportarci con i livelli di spesa. Ho imparato a controllare la situazione, per non buttare via la roba. Visto che domenica chiudono, speriamo almeno sabato di poter dare l’ultimo colpo». La salute resta la cosa più importante. «Prendiamo quello che viene. L’importante è che non ci levino il respiro. Se campa quello che vende le rose per strada, devo farcela anch’io, per forza. Qualcosa mi inventerò». Tonci auspica un ritorno al passato. «La vedo lunga ma si troverà la soluzione anche a questo. Si fa fronte a tutto, specie se hai famiglia, ti butti anche nel fuoco». —
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