Toscana
«Le barche vanno rimosse» Ma spunta anche un piano B
Presidio davanti all’Authority contro la trasformazione del porto Mediceo In attesa della Bellana, ecco l’ipotesi di utilizzare una parte del molo Elba
Matteo Scardigli
livorno. Quasi tre ore di colloquio, un vero e proprio incontro-fiume tra l’Autorità di sistema e una delegazione del “popolo delle barchette” composta (fra gli altri) da Roberto Lippi, Paola Turio e Antonio Bellesi, che si è svolto ieri a palazzo Rosciano senza la presenza della controparte privata che arriverà per trasformare il porto Mediceo. Sugli accordi presi ormai una decina di anni fa l’Authority non arretra di un passo, ma spunta l’ipotesi suggestiva di un “porto cittadino” alla Bellana, dove i lavori dovrebbero partire nel 2022.
Un centinaio, nel primo pomeriggio, i partecipanti al presidio, appartenenti ad alcuni dei circoli del Porto Mediceo nello specchio d’acqua che è destinato a ospitare il porto turistico; molti indossano i giubbini di salvataggio in segno di protesta. Alle 18, al termine del confronto con il presidente Stefano Corsini e il segretario generale Massimo Provinciali, a resistere al freddo è rimasta una dozzina di irriducibili.
La cattiva notizia che emerge fin da subito – ampiamente preventivata – è la blindatura del provvedimento che intima alla “Associazione per la tutela e la conservazione delle tradizioni marinare e del porto Mediceo” (che raggruppa Il Passatempo, La Vela, Calata delle Ancore, Arci La Vela, Il Muro del Pianto, Libertas La Vela, Scali Novi Lena, Darsena Nuova, Borgo, Lavoratori Autorità Portuale) di rimuovere le imbarcazioni, pena il pagamento delle spese e le conseguenze per vie legali, ma i delegati ribadiscono la volontà di ridiscutere le tariffe e di conservare l’unità fra i circoli, forti della possibilità che ancora hanno di rifiutarsi di impugnare il ricorso al decreto. E all’Authority, che si è fatta garante del tavolo con il privato, presentano una soluzione che potrebbe cancellare dalla pietra l’ultimatum dei 60 giorni.
Nel progetto avanzato da Paola Turio, che deve ancora essere redatto, c’è l’idea di ospitare alla radice del molo Elba (dove possono stara barche fino a 12 metri), partendo dall’emiciclo della lega navale, tutti i circoli con i relativi pontili. Niente servizi, a differenza del marina “nobile”, ma un sostanziale abbattimento delle spese preventivate per i membri dei circoli (comprese quelle per la guardianìa e per determinate manutenzioni) e – auspicabilmente – qualche grattacapo in meno per gli aspetti amministrativi, a cominciare dal chiarimento se il rapporto è con i singoli proprietari di barche o è con il circolo al quale aderiscono.
Allo stesso tempo l’associazione dovrà anche presentare una relazione sulle proprie istanze e condizioni. La parola d’ordine, in vista del prossimo incontro in programma per martedì fra i vertici dell’Autorità di sistema e i delegati degli altri quattro circoli non rappresentanti ieri, è “unità e compattezza” . L’accordo fra le barchette, fa sapere Palazzo Rosciano, è la condizione di base perché si possa continuare con la mediazione. Ecco perché l’Associazione dovrà affrettarsi a organizzare una riunione con tutti i presidenti il prima possibile. —
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