Gioco
Porto di Cecina sommerso da 40 milioni di debiti, soltanto sei mesi per salvare la società
Cda e presidente pronti a tutto pur di evitare il fallimento ma serve un rapido piano di risanamento: ecco le ipotesi
CECINA. Salvare la società, proteggere i soci ed il personale, fare tutto il possibile "per addivenire ad una rapida soluzione della crisi". La linea tracciata dal consiglio d’amministrazione e dal nuovo presidente Emilio Salvadori è sottilissima. Basta una sbavatura e il piatto salta. Ma la volontà è chiara: non gettare la spugna. Non buttare all’aria quanto di buono è stato fatto in questi anni. Con la consapevolezza che ci sono stati errori, è stato perso tempo prezioso ma sull’operazione ha pesato come un macigno anche una congiuntura sfavorevole con i cantieri aperti alla vigilia di una drammatica crisi che ha travolto la nautica italiana. Il porto "dei cecinesi", sogno coraggioso di un’imprenditoria laboriosa ed orgogliosa, non poteva sostenersi da solo. E presto ha dovuto per forza scendere a patti con investitori esterni. Ma quel matrimonio sancito dal preliminare di vendita da 23 milioni di due anni fa con Acefold Service Company Ltd, è anch’esso saltato. Così il primo febbraio il cda della Porto di Cecina ha stabilito di presentare istanza di conconcordato al Tribunale di Livorno. Un passaggio giudicato da tutti inevitabile. Da qualcuno anche tardivo.
I conti in rosso
C’è da affrontare, innanzitutto, una pesantissima esposizione debitoria. Partiamo da una considerazione: non conosciamo nel dettaglio le cifre anche perché il bilancio 2019 non è ancora stato approvato (va in assemblea sabato) e si trascina dietro il mancato assenso di continuità aziendale da parte della società di revisione dei conti ed il parere dei sindaci revisori. Ed oggi siamo a febbraio 2021 e la situazione potrebbe avere avuto ulteriori evoluzioni. Dai documenti di cui siamo in possesso relativi al progetto di bilancio 2019 del cda emergono oltre 6 milioni di euro di esposizione con le banche, 1,4 milioni di tributi da pagare, circa 5 milioni con la Sales impresa incaricata della costruzione dell’opera portuale, ma soprattutto circa 16 milioni nei confronti dei soci che hanno prenotato il posto barca versando gli acconti, le caparre e che, nel malaugurato caso di fallimento, resterebbero senza nulla in mano. Ci sono poi tutta una serie di altre voci che fra debiti ed impegni presi farebbero lievitare l’esposizione della Porto a circa 40 milioni di euro.
La ristrutturazione
In attesa della nomina di un commissario, qualora l’istanza di concordato venga accettata, il nuovo cda si troverà a gestire un piano urgente per la ristrutturazione dei debiti ed il soddisfacimento dei creditori. L’arco temporale è di sei mesi. Si può fare? I soci ci credono. Anche perché ci sono strade percorribili. Intanto le aree del cantiere possono essere appetibili così come il comparto immobiliare. Uno "spacchettamento" del porto, in sostanza, potrebbe sollecitare gli interessi di investitori. Senza considerare che dentro la partita c’è un gruppo come Sales che vanta crediti con la porto ma che è anche il soggetto che costruisce l’opera. Completare la darsena con i 3 nuovi pontili e realizzare la diga non è poi un’operazione così onerosa. E Sales potrebbe rientrare nella partita. Oggi i posti in darsena accatastati sono 330 di cui circa 180 già di proprietà dei soci con rogito. Completando la darsena se ne realizzeranno subito altri 120.
Parlano alcuni soci
Paolo Barbieri, imprenditore esperto di nautica, e candidato per il rinnovo del cda, ha in testa alcune linee guida: ricucire il rapporto con soci, banche e creditori; un piano di risanamento massimo triennale, una diminuzione dei poteri del presidente e del cda, nominare un direttore tecnico e uno amministrativo, rendicontare la situazione ai soci con report costanti. Aspetto fin qui mancato secondo quanto riferisce anche un altro candidato come Danilo Volterrani che ricorda come egli stesso abbia dovuto promuovere una raccolta di firme per accedere agli atti di bilancio. Oggi, in questa situazione complicatissima, Volterrani chiede di conoscere i contratti sottoscritti con la Acefold, se esistano o meno vincoli e di che tipo. Invoca chiarezza. Alessandro Lucibello Piani, da anni molto critico nei confronti della gestione-Matteoli, è lapidario: «Abbiamo perso 4 anni inutilmente, bisognava ristrutturare prima». Ma ora l’obiettivo, al netto delle polemiche, è comune: proteggere la Porto dal rischio del fallimento. --
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