Il Tirreno

Livorno

I lavoratori di Intempo: «Per noi “invisibili” del porto il contratto dura un giorno»

Mauro Zucchelli
Un momento della manifestazione (foto Marzi)
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Un momento della manifestazione (foto Marzi)

Livorno: sono l’anello più precario del lavoro sulle banchine, in servizio con poche ore di preavviso. Ora chiedono un minimo di garanzie

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LIVORNO. Sono gli “invisibili” del porto. Talmente precari che il loro contratto dura solo un giorno, la prossima volta ci sarà da firmarne un altro, anche questo per una manciata di ore. E poi se tutto va bene un altro e un altro ancora. Tenendo presente che il preavviso è di pochissimo tempo: magari la mattina per il turno serale. E nessuno vuol lasciar per strada anche quel pezzettino di salario. Non basta: se ti infortuni magari una qualche copertura resta anche dopo la fine del contratto giornaliero (ma con importi ridotti), se però invece ci si ammala ecco che le tutele scendono a zero.

Adesso questi lavoratori – in tutto 24 – sono scesi in campo con un presidio di protesta organizzato dal sindacato Nidil-Cgil davanti alla sede dell’Authority, che proprio ieri mattina per iniziativa del segretario generale Massimo Provinciali aveva convocato un faccia a faccia fra l’organizzazione dei lavoratori (rappresentata da Filippo Bellandi), l’Alp (presente con l’amministratore delegato Matteo Trumpy) e Intempo (con il direttore Roberto De Tommasi).

Il meccanismo è questo: per consentire alle aziende portuali di fronteggiare i momenti di punta senza allargare molto gli organici, si consente di avere un “polmone” di forza lavoro in Alp che interviene a dar man forte. Ma il lavoro sulle banchine è contrassegnato da molti picchi, dunque capita che Alp non basti e intervenga come ulteriore forza lavoro l’agenzia Intempo. A maggior ragione adesso che il gigantismo delle flotte concentra l’intensità di lavoro in alcuni momenti caldi.

Cosa chiede il sindacato? «Di rendere intanto meno precarissimi questi addetti», dice Bellandi. Come? Con contratti che siano a termine sì ma così tanto spezzettati, che abbiano cioè un certo tot di turni garantiti, magari mettendo in campo una sorta di “Ima”, l’indennità che aiuta a coprire le giornate di mancato lavoro, il sindacato punta a coinvolgere i fondi dell’ente bilaterale. Tradotto: un po’ più di continuità per i lavoratori, un po’ più di salario.

Secondo quanto riferiscono fonti sindacali, la controparte non avrebbe aperto in modo definitivo sulle richieste dei lavoratori ma, al tempo stesso, non ha nemmeno chiuso la porta in faccia alla discussione. Sostanzialmente le parti si sono date qualche giorno di tempo per un confronto interno che faccia capire quali margini ci sono.

«D’accordo, dieci giorni di tempo per verificare se ci sono spazi per negoziare una soluzione», dice Bellandi. «Ma – aggiunge – a una soluzione dobbiamo pur arrivare, non è possibile continuare a dare risposta a questo lavoratori: non è accettabile che continuino a essere il parafulmine sul quale si scaricano le contraddizioni dell’organizzzazione del porto. Aspettiamo una risposta, la nostra lotta non si ferma davvero qui». —

M.Z.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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