Gioco
Un regalo per “Gas”, al liceo Enriques nasce un laboratorio nel nome di Andrea Matteucci
Il giovane studente è scomparso nel giugno scorso in un tragico incidente stradale. L'intitolazione nel giorno in cui avrebbe compiuto 18 anni. La mamma: «In questi mesi ho sentito i vostri abbracci»
LIVORNO. Il 28 giugno dello scorso anno, segna una data tragica nella storia recente di Livorno. Quella notte, un terribile incidente stradale tolse la vita ad Andrea Matteucci, studente e atleta di appena diciassette anni. Lasciando nell’incontenibile dolore i genitori, il fratello, gli altri membri della famiglia e un vuoto incolmabile nel cuore di decine di ragazzi e ragazze che con “Gas” condividevano quotidianità, sogni e speranze.
Per del suo diciottesimo compleanno, il liceo scientifico Federigo Enriques, l’istituto che il ragazzo frequentava brillantemente, gli intitola uno spazio, precisamente il laboratorio linguistico; e inaugura una nuovissima lavagna interattiva magnetica, installata nell’aula attualmente frequentata dai suoi compagni, donata da alcuni ex allievi del liceo stesso.
Tanta gente partecipa ad una cerimonia toccante tra lacrime e ricordi. Assente per serie ragioni personali la dirigente scolastica Nedi Orlandini, ad introdurre è la vice Eleonora Agostinelli. «Per la scuola – dice – è un momento di grande importanza, perché abbiamo perso un nostro ragazzo. Come se ci avessero portato via un dito o un pezzo del corpo. Siamo educatori e ragazzi che trascorrono qui cinque anni della loro vita e questo ci aiuta a diventare una sorta di famiglia».
La sua voce si fa sempre più flebile. «La risposta al nostro gesto – prosegue – la trovo in una frase di Foscolo, che scriveva “nessuno muore mai per davvero, finché c’è qualcuno che lo ricorda” . Citazione che trovo perfetta. Io, Andrea, lo conoscevo di vista, però l’ho apprezzato attraverso i ricordi e le parole degli altri: e so che era un tipo spiritoso, sempre pronto alla battuta. Non è il momento delle lacrime, ma quello del ricordo. Siamo in tanti, una bella testimonianza da portare dentro per sempre. Lui rimarrà con noi: gli studenti che passeranno da questa scuola sapranno che qui c’è stata una persona speciale. Tutti dobbiamo morire, lo sappiamo, ma quando capita ad un ragazzo così giovane, è difficile capire. Menandro dice che “chi muore giovane è caro agli Dei” ; su questo punto avrei qualcosa da obiettare».
Il padre Giovanni, la madre Simona e il fratello Marco sollevano il drappo che copre la targa. Un istante difficile, che si conclude con un lungo applauso. Dunque il gruppo si sposta in direzione della seconda fermata. «I compagni di classe del padre Giovanni – spiega Agostinelli –, dell’anno 85/86, hanno effettuato un passaggio ideale di testimone, regalando in ricordo di Andrea la Lim all’aula che avrebbe frequentato. Ricordare attraverso un oggetto funzionale alla scuola e all’insegnamento. Un contributo importantissimo, che permette di fare didattica in maniera diversa, più moderna».
Anche qui, vicino allo strumento, è stata sistemata una piccola targa in memoria. «La scuola unisce – spiega Giovanni Matteucci –, crea davvero delle grandi famiglie. A distanza di 35 anni la nostra classe di fronte a questo evento si è compattata. Un ringraziamento a tutto il corpo insegnanti, alla dirigenza per quello che hanno fatto». E poi stempera l’atmosfera con una battuta rivolta ai ragazzi. «È importante la scuola, state attenti, perché io ci ho trovato anche moglie, e così come me altri miei compagni di classe dell’epoca». La madre, Simona, trova la forza per un ultima parola. «I vostri abbracci mi sono sempre arrivati tutti, anche a distanza, e questo lo dico col cuore». Un ultimo applauso, tutto per lui, Andrea. Una vita breve, ma intensa. Un dono, per tutti quelli che l’hanno conosciuto. —
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