Il Tirreno

Livorno

«Tassa di soggiorno a livelli record» Gli albergatori chiedono lo stop

Matteo Scardigli

«Troppe camere vuote: occupata solo una su sette. Assurdo pagare più che a Pisa, pensate a Airbnb»

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Matteo Scardigli

LIVORNO. Siamo la “seconda città d’arte in Toscana” con la tassa di soggiorno più alta che a Pisa ma solo 20 alberghi (due dei quali, Romito e Teatro, chiusi per l’inverno, e tre già convertiti a stagionali dal 2017: Universal, Rex e Tirreno) e l’un per cento di prenotazioni per l’estate rispetto al 2019 pre-pandemia. Partono da qui gli albergatori di Confcommercio per dire che non ci stanno: «Il Comune raddoppia le cifre applicando una tassa sul turismo quando il turismo non c’è, e i clienti business scappano a Colle e a Calambrone. Nel frattempo Airbnb ci massacra».

Palazzo Civico cambia ancora il tariffario dell’imposta di soggiorno, ripristinata dal 1° gennaio dopo lo stop per il 2020: dal 1° marzo per una notte in hotel i visitatori pagheranno da 80 centesimi fino a 4,50 euro a seconda del numero di stelle della struttura ricettiva (1, 70 euro per tutte le realtà extra alberghiere); cala poi da cinque a quattro il numero massimo di notti di permanenza sulle quali si applica la tariffa.

Le camere però – denunciano i titolari – sono «vuote»: l’occupazione mensile è al 14,9 per cento per le camere e all’8,3 per cento del potenziale dei posti letto.

«Con l’assessora Viola Ferroni da settembre molti incontri ma nessuna intesa sulle nostre richieste. Chiediamo almeno la sospensione della tassa fino ad aprile o perderemo anche i dipendenti che le aziende fanno alloggiare da noi: sono gli unici clienti nel trimestre gennaio-marzo tradizionalmente “morto”», spiega Gianni Vignoli, presidente provinciale di categoria per la confederazione e titolare del Granduca. Poi aggiunge: «L’unica modifica è stata il passaggio della riscossione da trimestrale a mensile, ma non funziona per un problema tecnico».

Il sostanziale raddoppio dell’imposta (secondo le stime degli albergatori) renderebbe di fatto Livorno «la seconda provincia dopo Firenze»: alla base della scelta ritengono ci sia una questione di bilancio previsionale. «Il Comune punta a riscuotere per il 2021 700mila euro di tassa di soggiorno, il doppio rispetto al 2019», calcola Massimiliano Simone (titolare di Suites Marilia Tuscany Apartments). «Palazzo Civico – aggiunge – annunciava una riduzione dell’imposta; c’è stata, ma rispetto al periodo della mostra di Modì» (in cui le cifre furono aumentate “ad hoc”, ndc). «Ora siamo al livello di Pisa ma non siamo Pisa: Livorno ha 20 hotel e non è inserita in una filiera del turismo, non è e non è mai stata sulla cartina della Regione. Siamo in difficoltà mentre sulla concorrenza di Airbnb non ci sono controlli».

E così i clienti, racconta Renzo Guddemi, vanno altrove: «Già a Calambrone si paga di meno, ma basta sconfinare a Collesalvetti dove l’imposta di soggiorno non c’è». Il titolare dell’Universal, che annuncia di essere «costretto così a chiudere il ristorante», sottolinea che «siamo stati trasformati in agenti contabili che pagano una commissione sulla tassa che devono riscuotere per conto terzi (quando il cliente salda con carta di credito, ndc): è una tassa che dovrebbe essere impiegata per realizzare eventi per attrarre i turisti, ma che non vengono fatti».

Proprio su questo punto insiste il direttore Federico Pieragnoli: «Applicare oggi l’imposta di soggiorno è sbagliato. Il Comune dovrebbe ascoltare la categoria invece prendere decisioni di palazzo, e togliere gli eventi dal bilancio previsionale; di questi tempi l’unico “evento” vero sarebbe salvare un’attività imprenditoriale. Altrimenti questa si dimostra una tassa di scopo per servizi extra turistici». —

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