Il Tirreno

Livorno

Sergio, il Forrest Gump livornese dei rifiuti: "Ho inizato da solo, adesso sogno di non servire più"

Federico Lazzotti
Sergio, il Forrest Gump livornese dei rifiuti: "Ho inizato da solo, adesso sogno di non servire più"

Il fondatore del gruppo Acchiapparifiuti da quattro anni ripulisce la città: "Ho trovato di tutto, perfino un bancomat e il ceppo di un treno. Per fortuna adesso anche i giovani si stanno avvicinando a noi"

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LIVORNO. Sergio Giovannini, 66 anni, è il Forrest Gump dei rifiuti. Ha cominciato a raccoglierli da solo, nel 2017, nella zona delle dune, tra Tirrenia, dove abita, e il Calambrone. Da allora mentre pulisce boschi, strade e spiagge dalla nostra superficialità indossa una pettorina con una frase di Ghandi: "Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo". E così, cartaccia dopo cartaccia, ha trovato compagnia, allargando orizzonti di azione e numero di persone al suo fianco. Fino all’ultima impresa del gruppo "Acchiapparifiuti": togliere in un giorno sette tonnellate di spazzatura dalla zona del Cisternino insieme a cinquantasei persone.

Come nasce l’idea di Acchiapparifiuti?

«Da un incontro con una signora americana che aveva comprato un appartamento al villaggio Solidago, a Tirrenia. Da lì abbiamo trovato altri amici e ci siamo rimboccati le maniche creando questo gruppo. La prima cosa di cui ci siamo accorti è che quelle aree, nonostante fossero protette, erano devastate. Così mi sono mosso anche con i vertici del parco di Migliarino organizzando alcuni eventi».

E a Livorno com’è arrivato?

«Essendo di Livorno avevo contatti sia con l’amministrazione che con l’associazione Reset. Con loro abbiamo costruito un tandem. Abbiamo coinvolto persone di buona volontà ma anche i richiedenti asilo. E tutto questo ha dato ottimi risultati: nel 2017 abbiamo tolto 30 tonnellate di spazzatura».

Ricorda il primo evento?

«All’isola di Capraia dove capitai per caso. Dovevamo sbarcare in Gorgona ma a causa del maltempo la nave non si fermò e proseguimmo. Andai a fare una passeggiata nella zona dell’ex carcere trovando una situazione di degrado. Parlai con l’allora sindaco. e disse che non c’erano soldi. Mi rivolsi al parco dell’Arcipelago e organizzammo un fine settimana con 50 persone. Ripulimmo sia il vecchio carcere che diverse cale».

Adesso quanti siete?

«Molti più che all’inizio. Ricordo di aver fatto eventi da solo, oppure in due. Ma niente mi ha mai fatto paura oppure fermato. Adesso siamo cresciuti, al Cisternino abbiamo lavorato in collaborazione col Cai. E negli ultimi tempi si sono avvicinati anche ragazzi più giovani che sanno usare i social e stanno facendo tanto per promuovere questo gruppo e abbassare l’età media».

Quanti rifiuti avete rimosso in questi anni?

«Difficile fare un conto. Pensi che in due incontri al Cisternino abbiamo recuperato dodici tonnellate di spazzatura. E torneremo presto per completare il lavoro pulendo la zona lungo la strada».

Ci racconta le cose più strane che ha recuperato?

«A Tirrenia ho trovato un bancomat appena rubato: sono serviti sei operai per portarlo via. Poi una slot machine di quelle grandi e sotto al ponte, vicino al campo del Picchi dove dormono i barboni, perfino una macchinetta della Sisal alta un metro e mezzo che non so come sia potuta arriva lì. Ma non solo, l’altro sabato al monumento a Ciano abbiamo scovato perfino un ceppo del blocco di un treno. E non le dico quante ruote di trattori sono state buttate nel bosco».

Ma quanto è difficili togliere questi rifiuti?

«Molto, perché col tempo si formano anche due o tre strati di spazzatura. Per ripulire tutto servono motosega, picconi e lame circolari. L’esempio che porto spesso è il bosco di Quercianella dove per ripulire tutto sono serviti numerosi interventi».

A chi abbandona rifiuti cosa direbbe per farlo smettere?

«Dovrebbe essere lui a spiegare a me perché lo fa. Se uno ha una coscienza certe cose non le dovrebbe fare. In questi anni le amministrazioni mi hanno convinto per fare gli incontri nelle scuole. Ma io dico sempre una cosa: seduti al banco bisognerebbe trovarci i genitori, per fortuna i bambini non hanno problemi».

Quindi non c’è soluzione?

«Continuare a fare quello che facciamo. Ma non basta, perché non possiamo fare gli spazzini 365 giorni l’anno. Faccio un esempio. In Italia c’è una legge che vieta di buttare le cicche per terra, ma molti lo fanno. Ecco: servirebbero delle sanzioni che nessuno per ora ha mai fatto. Altra cosa: le fototrappole. Nella zona di Porta a Terra abbiamo pulito diverse volte. Ma ci sono ragazzi che continuano ad andarci, a mangiare e buttare a terra le cartacce».

Se dovesse esprimere un desiderio per il futuro?

«Che "Acchiapparifiuti" diventi un bel ricordo. Perché vorrebbe dire che non serve più».

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